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	<title>Carlotta Cerri &#187; Il mestiere di vivere</title>
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		<title>Le Donne Vere&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 11:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Davide Nonino sbriglia di nuovo la sua fantasia e questa volta chiede a tutti — uomini e donne — chi sono le donne vere? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1132" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/12/Carlotta-Cerri.jpg"><img class="size-full wp-image-1132 " title="Carlotta" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/12/Carlotta-Cerri.jpg" alt="La mia donna vera :-)" width="430" height="322" /></a><p class="wp-caption-text">La mia donna vera :-)</p></div>
<p>Un altro simpatico e coinvolgente giochino è scaturito dalla mente inarrestabile di Davide Nonino, che questa volta chiede a tutti — uomini e donne — chi sono le donne vere?</p>
<p>Chi volesse partecipare non deve fare altro che cliccare su questo <a href="http://paroleappiccicate.tumblr.com/post/258095157/ledonnevere3libriinregalo" target="_blank">link</a> e sbizzarrire la penna (ehm&#8230; la tastiera).</p>
<p>Questo è il mio più vero pensiero (e sì, lo so che le regole del gioco dicono un massimo di 6 righe, ma è anche vero che le donne vere non sempre seguono le regole&#8230; hihi!).</p>
<blockquote><p>Le donne vere sono quelle che quando si incontrano si fanno una radiografia completa da capo a piedi per studiare look e make-up delle altre; sono quelle che si guardano in ogni vetrina e fanno finta di niente se si accorgono che la vetrina è in realtà un vetro stile sala interrogatoria di un commissariato.</p>
<p>Sono quelle che una volta al mese si strafogano di dolci con la scusa delle mestruazioni; sono quelle che si prendono troppi impegni e l&#8217;influenza per portarli tutti a termine; sono quelle che mettono un calzino bucato sotto lo stivale, ma poi si lamentano se un capello non sta dove vogliono loro; sono quelle che aprono l&#8217;armadio la mattina e puntualmente dicono &#8220;non ho nulla da mettermi&#8221;; sono quelle che inconsciamente si passano una mano tra i capelli se vedono un ex fidanzato; sono quelle che si abbuffano a pranzo e la sera in palestra dicono di aver mangiato una briciola di pane in tutto il giorno; sono quelle che si lamentano e si lamentano e si lamentano quando non vogliono fare qualcosa.</p>
<p>Sono quelle che attraversano la strada su tacco 12 sorridendo come modelle e quando svoltano l&#8217;angolo, lontano dagli sguardi, si aprono in una smorfia di dolore; sono quelle che si tagliano rasandosi le gambe con il rasoio; sono quelle che comprano creme su creme in uno slancio di cura del proprio corpo e poi si dimenticano di usarle; sono quelle che tagliano la parte marcia del pomodoro e mettono il resto nell&#8217;insalata; sono quelle che tengono un finto muso al fidanzato fino a quando non lo convincono a portarle a ballare; sono quelle che ritrovano le cose solo nel loro disordine (e che le perdono quando decidono di mettere a posto); sono quelle che si tirano dietro la porta di casa e solo quando devo riaprirla la sera si rendono conto di non avere le chiavi; sono quelle che quando vedono il fidanzato pensieroso chiedono &#8220;va tutto bene?&#8221;.</p>
<p>Sono l&#8217;UCCS (ufficio complicazioni cose semplici); sono quelle che fanno un sorriso a chi le critica e poi aggiornano la loro &#8220;lista nera&#8221;; sono quelle che chiedono indicazioni stradali anche per andare da casa al supermercato dietro l&#8217;angolo… e ne vanno fiere; sono quelle iniziano a prepararsi dieci minuti prima di un appuntamento e in qualche modo riescono ad essere in orario (senza contare i consueti 15 minuti accademici); sono quelle che mentono, si arrampicano sugli specchi e fanno brutte figure pur di proteggere chi amano; sono quelle che non sanno abbinare la calza con il cerchietto, con la borsetta, con l&#8217;anello, con la cintura, con l&#8217;ombrello&#8230; ma ci provano comunque.</p>
<p>Le donne vere sono quelle che vogliono cambiare tutto di sé, eppure, sotto sotto, si piacciono così come sono. Perché, nonostante tutto, sono vere.</p>
<p>—Carlotta Cerri</p></blockquote>
<p>E aggiungerei&#8230; sono quelle che si fanno le foto da sole con Photo Booth per metterle sul profilo di Facebook. E in questo, non c&#8217;è donna più vera di me! :-P</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Per lei sa chi</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/11/per-lei-sa-chi/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando meno te lo aspetti, ritornano fantasmi dal passato e portano con sé memorie di tempi lontani che regalano sorrisi e magari una lacrima. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1112" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/11/Testimonianze-di-tempi-lontani.jpg"><img class="size-full wp-image-1112     " title="Testimonianze di tempi lontani" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/11/Testimonianze-di-tempi-lontani.jpg" alt="Testimonianze di tempi lontani" width="430" height="301" /></a><p class="wp-caption-text">Testimonianze di tempi lontani. La Mitica 2^ B. Prima fila, da sinistra: Maia, io, Simona, Manuela, Francesco, Alex, Sara, Annalisa, Daniela, Salvatore. Seconda fila, da sinistra: Valentina, Alessandro, Sammy, Laura, Teresa, Ivan, Eleonora, Andrea, Enrico, Emanuele.</p></div>
<p>Quando meno te lo aspetti, ritornano fantasmi dal passato e portano con sé memorie di tempi lontani che regalano sorrisi e, a volte, una lacrima.</p>
<p>Come questa amica &#8220;lontana lontana nel tempo e nello spazio&#8221; – e solo lei sa chi è – che ritorna all&#8217;improvviso con un dolce messaggio di auguri e mi riporta indietro con la mente ad un&#8217;amicizia &#8220;di una vita fa&#8221;, una delle migliori che io abbia mai avuto e che magari rincontrerò, un giorno, davanti a una vetrina.</p>
<p>Perché sì, ricordo anche io le giornate [sic] passate sul divano di casa mia a giocare a Tombi alla prima Play Station (ho cercato di ricomprare quel videogioco per anni, senza mai trovarlo. Tutti i venditori mi chiedevano confusi «Tomb Raider?» o ridevano della mia richiesta. E ogni volta pensavo che solo lei poteva capirmi).</p>
<p>O quel giorno che per scaldare del pane nel micronde abbiamo quasi dato fuoco alla cucina (ci vollero giorni perché l&#8217;odore sparisse e ore perché il fumo nero giallo smettesse il suo effetto &#8220;nebbia padana&#8221;).</p>
<p>E ricordo anche quando, con lei complice, decisi di farmi la mia prima ceretta alle gambe all&#8217;insaputa di mia madre e al primo strappo il polpaccio assunse un colore rosso aragosta (faticai a mettermi i pantaloni per settimane!).</p>
<p>O le ore passate con i musi nelle pagine bianche a cercare il numero di telefono di un ragazzo conosciuto al mare di cui sapevo solo il nome e il paese, ma di cui ero &#8220;perdutamente e irrimediabilmente innamorata&#8221;.</p>
<p>O quelle passate spiando dal balcone di casa sua il suo vicino di casa, di cui ero altrettanto &#8220;perdutamente e irrimediabilmente innamorata&#8221; (in un periodo diverso dall&#8217;altro, se la memoria non mi inganna).</p>
<p>O le nostre telefonate chilometriche (a volte lunghe giorni interi) che convinsero mia madre a togliere il telefono in casa per contenere la bolletta (tutto inutile, abitavamo troppo vicine per rimanere lontane).</p>
<p>Quello che forse lei non sa è che ancora oggi mi sorprendo in un sorriso quando passo davanti al portone della sua vecchia casa e che, anche se apparentemente &#8220;assente e distaccata&#8221;, anche io guardo silenziosa le sue foto online e assisto immobile alle sue trasformazioni. E penso che bella persona è diventata.</p>
<p>E questo è l&#8217;unico modo che conosco per ringraziarla di avermi dimostrato, con questo suo dolce ed inaspettato pensiero, che le persone sanno ancora stupirmi. Grazie, uno dei più bei regali di compleanno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I regali per il mio 24esimo compleanno</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi nella cassetta delle mail ho trovato gli auguri di buon compleanno di Banca Sella, Vodafone Italia, Skype e InfoJobs.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1103" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/11/Auguri-da-Vodafone.jpg"><img class="size-full wp-image-1103 " title="Auguri da Vodafone" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/11/Auguri-da-Vodafone.jpg" alt="Auguri da Vodafone! :-D" width="430" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Auguri da Vodafone! :-D</p></div>
<p>Oggi compio 24 anni. Not a big deal. È dal giorno in cui ne ho compiuti 23 che dico (inconsciamente) a destra e a manca che ne ho 24. E altrettanto inconsciamente ieri — a chi mi ha chiesto quanti ne compivo — ho risposto: &#8220;25. Mmm, no&#8230; 24!&#8221; con gran sorpresa del mio interlocutore, intenerito di fronte a tanta spontaneità.</p>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Oggi mi sveglio, leggo il Buongiorno di Gramellini (100 euro??? Povera Italia&#8230;) e sfoglio le mie e–mail. Tra le altre, tenerissime, di amici che mi fanno gli auguri, trovo mail di &#8220;Buon Compleanno&#8221; da parte di Banca Sella, Vodafone Italia, Skype e InfoJobs.</p>
<p>1. Banca Sella mi regala una carta Sella Money ricaricabile a metà prezzo. La carta ce l&#8217;ho già (essendo fedele e soddisfatta cliente di Sella), ma quello che mi fa sorridere è che la carta costa 7€ (almeno quando la comprai io)&#8230; avrebbero potuto fare uno sforzo e regalarmela a prezzo pieno! Ma va be&#8217;, chissà quanti clienti compiono gli anni ogni giorno&#8230; mica voglio la rovina della mia banca preferita!</p>
<p>2. InfoJobs. Questo è un servizio spagnolo (credo solo spagnolo) per trovare lavoro a cui mi ero iscritta decenni fa, quando ero ancora mezza disoccupata. Anche loro mi fanno gli auguri ¡Feliz Cumpleaños! e mi regalano un servizio chiamato Inscripción Premium che permette di seguire lo stato della tua candidatura ad un lavoro (quando l&#8217;azienda guarda il tuo CV, etc.). Ovviamente vado per vedere se funziona e, tada!, funziona. Non mi servirà, ma grazie del pensiero!</p>
<p>3. Skype. Questo mi ha fatto ridere! Mi hanno fatto gli auguri per poi chiedermi se volevo aiutarli a migliorare il loro servizio rispondendo ad un breve questionario. Essendo cliente affezionata di Skype (come vivrei senza Skype lontana dalla mia terra!) non ci penso due volte e clicco il link. Mi chiedono quanto anni ho, il sesso (nessun dettaglio, fortunatamente ;-) e dopo una breve attesa, mi rimandano ad una pagina con il seguente messaggio:</p>
<blockquote><p>Sondaggio completato &#8211; Grazie</p>
<p>Grazie per le sue risposte, tuttavia abbiamo raggiunto il numero desiderato di intervistati della sua categoria. Grazie di nuovo!</p></blockquote>
<p>Non sono interessati alla mia&#8230; categoria. E va be&#8217;.</p>
<p>4. Dulcis in fundo. Vodafone Italia. Premetto che non utilizzo questa SIM da mesi e che il mio saldo sarà quasi sicuramente a zero. Vodafone mi fa i consueti auguri (personalizzati per di più&#8230; &#8220;Auguri CARLOTTA!&#8221;) e poi scrive:</p>
<blockquote><p>Ricevere il tuo regalo è semplice:</p>
<p>* entra in www.vodafone.it, inserisci username e password e accedi alla tua Area personale   &#8220;190 Fai da te&#8221;;<br />
* clicca sulla voce Servizi e Promozioni e scegli, per ogni SIM, uno dei servizi o delle promozioni   per cui compare la scritta &#8220;GRATIS per te!&#8221;;</p></blockquote>
<p>Bello, grazie. Di nuovo per curiosità — sì, sono curiosa — ci provo. Dopo dieci minuti spesi in milioni di tentativi alla ricerca di questo &#8220;GRATIS (maiuscolo!) per te!&#8221; nell&#8217;area Fai da te, mi arrendo. Non c&#8217;è nessun regalo. Sto per chiudere quando vedo un minuscolo testo in fondo alla pagina che dice qualcosa del tipo: «l&#8217;offerta non è valida per i clienti aziendali e per chi ha credito pari a zero». E–va–be&#8217;!</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Troppo vecchi per dolcetto o scherzetto?</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/11/troppo-vecchi-per-dolcetto-o-scherzetto/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 16:19:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 24 ottobre e il primo post sul blog di Marco Arment esordiva con questa storiella divertente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una delle mie googlate folli dettate dalla noia, sono finita sul blog di Marco Arment, una delle menti dietro a <a href="http://www.tumblr.com/" target="_blank">Tumblr</a>.</p>
<p>Era il 24 ottobre e il primo post sul suo blog esordiva con una breve storiella divertente che traduco qui, in omaggio a tutti quelli che ad Halloween si divertono/divertivano a travestirsi — me compresa (in quale tempo verbale lo lascio scegliere a voi).</p>
<blockquote><p>Sono cresciuto in una cittadina universitaria. Una volta, ad Halloween, il citofono di casa suonò e noi aprimmo sicuri di trovarci di fronte dei ragazzini per il solito &#8220;Dolcezzo o scherzetto&#8221; — invece ci trovammo di fronte un&#8217;altra porta, con una scritta: «Bussare, prego». Bussammo e la porta si spalancò rivelando un gruppo di studenti universitari vestiti da vecchie nonne, con tanto di bigodi nei capelli, che cominciarono a bisbigliare quanto carini fossero i nostri «costumi» e che «teneri ragazzini» fossimo noi. Uno mi diede persino un pizzicotto sulla guancia. Poi LORO diedero a NOI delle caramelle, chiusero la porta, la sollevarono e proseguirono verso la casa dei vicini.</p></blockquote>
<p><span style="color: #b07760;">Traduzione della risposta di </span><a style="text-decoration: none;" href="http://www.metafilter.com/user/38831" target="_blank"><span style="color: #79e3c6;">np312</span></a><span style="color: #b07760;"> alla domanda </span><a style="text-decoration: none;" href="http://ask.metafilter.com/134344/Are-we-too-old-to-trick-or-treat#1919877" target="_blank"><span style="color: #79e3c6;">Are we too old to trick or treat?</span></a><span style="color: #b07760;"> (via </span><a style="text-decoration: none;" href="http://www.kungfugrippe.com/post/204206094/are-we-too-old-to-trick-or-treat-ask-metafilter" target="_blank"><span style="color: #79e3c6;">Merlin</span></a><span style="color: #b07760;">, </span><a style="text-decoration: none;" href="http://a.wholelottanothing.org/" target="_blank"><span style="color: #79e3c6;">A Whole Lotta Nothing</span></a><span style="color: #b07760;">).</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cane che danza la salsa</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/10/cane-danza-salsa/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 11:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il commento di Alex, tra le risate generali, è stato: «Balla meglio di me!»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la serie «La natura non ha limiti», questa chicca non potevo davvero tenerla solo per me! Il commento di Alex, tra le risate generali, è stato: «Balla meglio di me!».  </p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2sQ6hGpceTw&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0xe1600f&#038;color2=0xfebd01"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2sQ6hGpceTw&#038;hl=en&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0xe1600f&#038;color2=0xfebd01" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Lancio una freccia a favore delle doti &#8220;danzistiche&#8221; del mio fidanzato: &#8220;Alex, tesoro, tu balli molto meglio di questo cagnetto!&#8221;. ;-)</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La teoria migliore in amore è la pratica</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/09/la-teoria-migliore-in-amore-e-la-pratica/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 08:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mese fa ho incontrato una coppia che festeggiava il suo 42esimo anniversario. Si guardavano ancora innamorati. Ho chiesto loro il segreto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/09/Io-e-Alex.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-959" title="Io e Alex" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/09/Io-e-Alex.jpg" alt="Io e Alex" width="430" height="285" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Qualche tempo fa parlavo con mia madre di relazioni e dintorni e mi è prepotentemente saltata alla mente – scusate il gioco di parole – questa idea: la migliore teoria in amore è la pratica.</p>
<p>Perché non la smettiamo – io compresa – di iper-analizzare o interpretare  (spesso sbagliando) ogni singola parola, gesto, movimento, sguardo. Perché non la smettiamo di tenere chiusi dentro di noi sentimenti negativi e di stamparci musi e pive lunghe sul viso quando qualcosa non va secondo aspettative? Perché non proviamo invece a raccogliere le energie, fare noi il primo passo anche quando sarebbe l&#8217;altro a doverlo fare e mettere in pratica la vecchia arte del dialogo?</p>
<p>Perché non la smettiamo – io non compresa – di leggere libri su libri di autori che ci insegnano come vivere la nostra vita, la nostra relazione, come cambiare noi stessi per essere più in armonia con il mondo, cosa fare quando il partner è troppo assente, troppo presente, cosa dire quando lui/lei arriva tardi o quando delude le nostre aspettative. O perché non proviamo, almeno, a leggerli in modo critico, prendendo solo l&#8217;essenza di ciò che, razionalmente, può adattarsi a noi per poi modellarlo sulla nostra relazione e su noi stessi fino ad ottenere una teoria completamente nuova?</p>
<p>Perché non ci costruiamo il nostro personale libro di esperienze, imparando ad ascoltare di più noi stessi e l&#8217;altro, provando nuovi approcci, sperimentando cosa funziona meglio per noi, cosa ci regala la pace e l&#8217;armonia? Sbagliaremo parole la prima volta, approccio la seconda, faremo un piccolo passo in avanti la terza, magari due indietro la quarta e poi avremo successo la quinta. O forse la decima, non importa. E nel mentre, avremo imparato qualcosa in più su di noi, qualcosa in più sul nostro partner e qualcosa in più su come gestire un situazione difficile di coppia.</p>
<p>Un mese fa ho incontrato una coppia che festeggiava il suo 42esimo anniversario. Si guardavano ancora innamorati, si tenevano ancora per mano, si dicevano ancora &#8220;ti amo&#8221;. Ho chiesto loro il segreto.</p>
<p>Lei mi ha risposto: &#8220;Rispetto ed educazione, davvero non ci vuole nulla di più&#8221;. Lui è andato sul matematico: &#8220;Noi abbiamo camminato sempre insieme, ma sempre su binari paralleli. Siamo sempre stati l&#8217;uno a fianco dell&#8217;altra, ma è come se non ci fossimo mai sfiorati&#8221;. Si è interrotto come immerso nei suoi pensieri, con un sorriso sulle labbra: &#8220;Bisogna imparare a smussare gli angoli&#8221;.</p>
<p>Queste parole mi hanno dato un brivido. Parole nate dall&#8217;esperienza personale, dalla pratica, appunto. Parole che hanno reso eterna la loro storia d&#8217;amore, ma che, con ogni probabilità, non renderanno eterna la vostra o la mia. Loro hanno trovato il loro personale equilibrio, che non è il vostro, che non è il mio.</p>
<p>Ogni coppia deve trovare il suo personale segreto di eternità.</p>
<p>Oggi, credo ci vogliano profondi valori personali, con il rispetto in cima alla lista. Credo ci voglia un obiettivo comune di eternità. Ma da lì in avanti, l&#8217;unica vera e possibile teoria in amore è la pratica.</p>
<p>Buona fortuna a tutti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nacimiento del Rio Grande</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/08/nacimiento-del-rio-grande/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 16:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Muniti di zaini e scarpe da trekking, siamo andati alla ricerca del Nacimiento del Rio Grande. Bellissima escursione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso weekend io, Alex, Joona e Colbie ci siamo muniti di zaini e scarpe da trekking e siamo andati alla ricerca della fonte (&#8221;nacimiento&#8221; in spagnolo) del fiume Rio Grande, alla bocca di una grotta vicino a Yunquera (ad un&#8217;oretta di macchina da Marbella, Spagna).</p>
<div id="attachment_915" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/08/nacimiento-del-rio-grande.jpg"><img class="size-full wp-image-915" title="Nacimiento del Rio Grande" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/08/nacimiento-del-rio-grande.jpg" alt="Nacimiento del Rio Grande" width="430" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">La diga prima di scendere la lunga scalinata rocciosa.</p></div>
<p style="text-align: left;">Questo suggestivo angolo di natura selvaggia, tuttavia, non è così semplice da trovare – e proprio per questo, ancora più suggestivo. Per nostra fortuna, avevamo precisissime e impeccabili indicazioni stradali forniteci dal collega di Alex, Matt, che con la sua famiglia – assidui escursionisti – ci era stato proprio la settimana prima (e, a dirla tutta, anche due settimane prima senza, però, trovare il sentiero nascosto). Insomma, meglio di un navigatore satellitare.</p>
<p>Il voto a questa nostra prima escursione, nonostante i milioni di gradi sopra lo zero che non hanno sicuramente facilitato la scarpinata di ritorno completamente in salita, è un pieno 10. Avventurosa, divertente e non troppo lunga, il sentiero per arrivare alla foce è poco meno di un kilometro in discesa, perfetto per l&#8217;iniziazione di escursionisti alle prime armi.</p>
<p><strong>In macchina fino all&#8217;inizio del sentiero (grazie a Matt per queste indicazioni)</strong></p>
<p>Da Marbella si procede verso nord, attraversando la Sierra de las Nieves e i piccoli paesini di Monda e Guaro. Siamo diretti a Yunquera.</p>
<p>A circa 15 chilometri da Yunquera, sulla strada per Tolox, vale la pena fermarsi a mangiare in un piccolo bar a gestione familiare, che gli spagnoli chiamano &#8220;venta&#8221;. Su questa strada, incrocerete due &#8220;ventas&#8221; con tanto di insegna: non è nessuna delle due quindi trattenete i morsi della fame. Proseguite sulla stessa strada e subito dopo l&#8217;uscita per Tolox che lasciate alla vostra sinistra, la strada svolta a sinistra: girate l&#8217;angolo e, subito prima del ponte, trovate il caseggiato. In stagione, non mancate di notare il carinissimo soffitto di grappoli d&#8217;uva del dehore. E per un buon pranzetto andate sul sicuro scegliendo il tipico <em>gazpacho</em> andaluso, <em>albondigas</em> (polpette) o <em>calamares, </em>accompagnati da insalata o patate.</p>
<p>Siete pronti per l&#8217;avventura –e per smaltire il pranzo! Risalite in macchina e guidate fino a Yunquera, seguendo le indicazioni per il centro. Seguite la strada fino ad arrivare ad una rotonda (con un benzinaio verde sulla sinistra): prendete la seconda uscita, una stradina stretta che procede in discesa. Dopo poco meno di un chilometro, vedrete sulla vostra sinistra un parco alberato con tavoli e panchine. Oltrepassatelo e svoltate a sinistra in una stradina sterrata con alberi su entrambi i lati. (Se vedete un cartello della Junta de Andalucia all&#8217;imbocco di questa stradina, siete sulla via giusta).</p>
<div id="attachment_921" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/08/lacquedotto-a-mo-di-arco.jpg"><img class="size-full wp-image-921 " title="L'acquedotto a mo' di arco" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/08/lacquedotto-a-mo-di-arco.jpg" alt="L'acquedotto a mo' di arco" width="430" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;acquedotto a mo&#39; di arco dopo il quale si può parcheggiare.</p></div>
<p>Lasciatevi guidare dalla strada per circa 4 chilometri, ma state all&#8217;erta: proprio prima di una delle innumerevoli svolte – brusche – a sinistra, sulla vostra destra troverete una stradina, al cui imbocco vedrete quello che sembra un acquedotto disposto a mo&#8217; di arco. Guidateci sotto e parcheggiate la macchina 20 metri più avanti.</p>
<p>Davanti a voi avete il sentiero che percorrerete per arrivare al Nacimiento del Rio Grande. Una grossa catena da un lato all&#8217;altro della strada impedisce alle macchine di proseguire: da questo momento siete a piedi – meglio se muniti di acqua.</p>
<p><strong>Il sentiero a piedi fino al Nacimiento del Rio Grande</strong></p>
<p>Dopo circa 700 metri di discesa accompagnata da uno splndido panorama, la strada svolta bruscamente a sinistra allargandosi in quella che sembra una piazzola, dove in passato le macchine potevano forse parcheggiare. È proprio qui sulla destra, che inizia il sentiero – non marcato né facilmente individuabile, dovete attivare il vostro radar di esploratori – verso il Nacimiento del Rio Grande: avventuratevi tra le rocce, lasciando alla vostra destra un uliveto, e scendete per circa 200 metri fino ad incontrare, alla vostra sinistra, delle scale impervie scavate nella roccia. Se avete cani, specialmente di quelli che amano l&#8217;acqua, legateli al guinzaglio: da qui potete già sentire lo scorrere dell&#8217;acqua.</p>
<div id="attachment_922" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/08/scendendo-verso-la-diga.jpg"><img class="size-full wp-image-922 " title="Scendendo verso la diga" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/08/scendendo-verso-la-diga.jpg" alt="Scendendo verso la diga" width="430" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Scendendo verso la diga</p></div>
<p>Si scende. Le scale vi portano ad una diga costruita sul fiume. A questo punto esplorate. Potete attraversare la diga e, seguendo il sentiero, arrivare alla caverna da cui nasce il fiume. Oppure potete non attraversare la diga, lasciare la piccola casettina alla vostra sinistra, saltare sull&#8217;erba, guadare il minuscolo ruscellino ed arrivare ad una pozza di acqua cristallina, dove è d&#8217;obbligo togliersi le scarpe e immergere i piedi in acqua. O potete anche fare entrambe le cose.</p>
<p>Ma non dimenticatevi di riprendere le forze: ora bisogna risalire! Buon divertimento e buon ritorno a casa!</p>
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		<title>Tutto per un check-in online!</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/07/tutto-per-un-check-in-online/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 08:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Easyjet, per piacere, investi parte dei soldi che ti ho regalato oggi in un corso di formazione dei tuoi impiegati!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi non commenterò, mi limiterò a raccontare gli eventi così come sono accaduti. Con la freddezza di chi si lascia passare le cose addosso (che non mi appartiene).</p>
<p><strong>Mercoledì 15 luglio, ore 7:00</strong></p>
<p>Io e Alex ci alziamo con largo anticipo. Oggi parto per la Sicilia, una settimana con papà, Cri e Mariò. Bellissimo. Il mio volo parte alle 11 e non devo nemmeno fare la coda al check-in con questi &#8220;nuovi&#8221; check-in online, ma voglio fare le cose con calma. Senza correre. Ho la valigia pronta da ieri mattina e ho pensato ad ogni minimo dettaglio.</p>
<p><strong>Ore 8:00</strong></p>
<p>Dopo colazione, porto fuori Colbie mentre Alex si fa una doccia. Siamo perfetti sulla tabella di marcia. Colbie fa pipì, annusa, annusa, annusa e poi, come al solito, trova un pezzo di legno e fa per portarselo a casa. Ci prova sempre anche se sa di non avere il permesso. Allungo sicura la mano per toglierglielo, lo afferro, tiro e in mano me ne rimane solo una parte. Faccio per prendere quella caduta a terra, ma lei è più veloce di me. Allungo nuovamente la mano per toglierglielo, ed è a questo punto che il problema di Colbie di possessione si trasforma ancora una volta in aggressione (in questi 6 mesi di convivenza, già il mignolino e l&#8217;indice ne hanno risentito). Risultato? Un bel morso, nemmeno troppo superficiale, alla mano. Con le lacrime agli occhi, mi infurio, la prendo, la strattono mentre ancora cerca di difendersi e la colpisco ripetutamente sul muso con le chiavi. Deve aver fatto male perché alla terza volta si è arresa. La giornata parte bene.</p>
<p><strong>Ore 8:50</strong></p>
<p>Siamo in ufficio per stampare la carta d&#8217;imbarco. Apro la mail, vado sul sito di EasyJet, nella sezione check-in online, inserisco il codice di riferimento del primo volo (ormai una procedura abitudinaria viaggiando con EasyJet da oltre due anni a ritmi sostenuti), mi si apre la pagina con l&#8217;anteprima di stampa e il piccolo bottone &#8220;Stampa&#8221; in alto. Clicco e stampo. Copio e incollo il numero di riferimento del secondo volo e stampo anche il secondo biglietto. Prendo i fogli e corro in macchina. Si parte.</p>
<p>Ancora non so che ho appena commesso un tremendo errore a non controllare i biglietti. La forza dell&#8217;abitudine in una procedura ripetuta mille volte mi ha appena tradita e, come dice una persona saggia a me cara, &#8220;la legge non ammette ignoranza&#8221;.</p>
<p><strong>Ore 9:30</strong></p>
<p>Siamo all&#8217;aeroporto. Essendo molto in anticipo, decidiamo di dedicarci un po&#8217; di tempo e andiamo a sederci al bar per un caffè. Chiacchieriamo del più e del meno, quando mi rendo conto che i miei pantaloni sono sporchi. In ben due punti. Non posso partire così. È ancora molto presto, vado a cambiarmi.</p>
<p><strong>Ore 10:25</strong></p>
<p>Cambiata e felice nella mia gonnellina pulita, vado alla sicurezza. Il volo non mostra ancora la gate, ma aspetterò dentro. Ho qualche episodio di Friends che mi terrà occupata. Saluto Alex, tiro fuori il mio Mac, lo metto nell&#8217;apposita cesta, do il passaporto ed il biglietto alla signorina che lo controlla e faccio per avviarmi al metal detector. La signorina, quasi con un sorriso di chi ha finalmente qualcosa da fare, mi dice che quello che ho non è il biglietto giusto. Quello è il biglietto di ritorno Milano-Malaga. Cosa??? Non è possibile. Dando la prima stampa del biglietto, da sempre il sito stampa prima il biglietto di andata, ovviamente – come si fa a tornare prima di partire? Guardo la stampa. È possibile.</p>
<p>Del volo Malaga-Milano ha stampato prima il ritorno dell&#8217;andata – se parto il 15 luglio, il biglietto datato 22 luglio è ovviamente il ritorno, a meno che Easyjet non offra viaggi indietro del tempo. Non si è confuso, invece, sul volo Milano-Palermo, di cui mi ha giustamente stampato l&#8217;andata. Ma ormai la frittata è fatta, stupida io che non ho controllato i biglietti!</p>
<p>Così, ho un volo da Milano a Palermo, ma non uno che mi porti a Milano. Inizio a recitare un <em>mea culpa</em>, ma non mi faccio prendere dal panico: mancano ancora 40 minuti alla partenza del volo e la gate non è nemmeno stata annunciata.</p>
<p><strong>Ore 10:30</strong></p>
<p>Arrivo col fiatone all&#8217;ufficio Easyjet che è convenientemente dal lato opposto dell&#8217;aeroporto. Spiego in una frazione di secondo il problema. Mi inviano al check-in. Spiego in un&#8217;altra frazione di secondo il problema. Mi inviano ad un altro ufficio. Spiego in una frazione di secondo il problema, la signorina chiede alla sua collega che dice &#8220;Non c&#8217;è problema, chiama X e diglielo&#8221;. Oh, per fortuna ce l&#8217;ho fatta. Canto vittoria.</p>
<p>Troppo presto. La faccia della signorina al telefono si chiude in una smorfia e&#8230; &#8220;Mi spiace, ma non può partire&#8221;. NON POSSIAMO stamparle il biglietto in quanto il check-in è già chiuso. Cioè, mi sta dicendo che io ho pagato un volo per il quale ho fatto il check-in online – ho inserito il codice e il codice di riferimento è uno solo per volo (consistente di andata e ritorno) –, sono abbondantemente in anticipo e non posso partire? Sì, mi sta proprio dicendo questo.</p>
<p><strong>Ore 10:37</strong></p>
<p>Arrivo con i lacrimoni – mi sento l&#8217;ultima piccola cacca inutile del mondo visto che evidentemente ho appena perso un volo, per di più regalatomi da mio padre – al primo ufficio Easyjet, rispiego il problema e supplico ancora di aiutarmi in un ultimo, disperato tentativo. Intanto la gate non è ancora apparsa sul tabellone. Il volo è perfino in ritardo. Assurdo che con dei computer davanti che confermano che il check in è stato effettuato online, non mi facciano imbarcare perché non ho un pezzo di carta.</p>
<p>Nelle quasi due ore successive, questo è quello che mi è stato detto dal signore Easyjet, in ordine cronologico e riportato fedelmente:</p>
<p><strong>1. </strong>Con biglietto alla mano, mi dice che posso cambiare la partenza al giorno seguente (spiegandomi che oggi non ci sono più voli verso Milano) pagando 52 euro per volo. 52 euro per biglietto Malaga-Milano/Milano-Malaga e 52 euro per biglietto Milano-Palermo/Palermo-Milano. Mi dice anche che in questo ufficio di Malaga posso pagare solo il cambio del volo Malaga-Milano e una volta a Milano dovrò trovare l&#8217;ufficio Easyjet e pagare la &#8220;tassa&#8221; per il volo su Palermo. Dico che ci penso – sono 100€ dopo tutto – mi allontano, e nel frattempo Alex, tornato indietro, mi raggiunge.</p>
<p><strong>2. </strong>Torno all&#8217;ufficio. Sempre con biglietto alla mano, lo stesso signore, che si è probabilmente informato nel frattempo, mi dice che posso pagare tutto direttamente lì a Malaga (entrambi i cambi), ma che, PURTROPPO, non è solo 52 euro perché il biglietto non è stato comprato in una unica soluzione, ma in due. (E questo, ovviamente, lo aveva già visto quando gli ho dato la prima volta  le carte di imbarco dei due voli). In poche parole mio papà, come d&#8217;altronde avrei fatto io, ha comprato due voli effettuando due pagamenti diversi, invece di aggiungere più voli ad un unico carrello e poi pagare in un&#8217;unica soluzione. Mai saputo si potesse fare sul sito di Easyjet e, come detto sopra, uso quel sito da parecchio tempo.</p>
<p>[PS. Solo una volta tornata a casa, sono andata sul sito per verificare che fosse realmente possibile comprare due voli diversi e pagare in un'unica soluzione, e sì, è possibile. Guardate l'immagine sottostante (se ci cliccate sopra, ve la apre in una nuova finestra e potete ingrandirla).</p>
<p style="text-align: center; "><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/07/pagina-di-conferma.png" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-831" title="Pagina di conferma volo" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/07/pagina-di-conferma-140x300.png" alt="Pagina di conferma volo" width="140" height="300" /></a></p>
<p>È la lunghissima pagina di conferma d'acquisto di un volo qualsiasi. Vedete quella minuscola scritta nera quasi al fondo della pagina, proprio sotto quel grande bottone rettangolare arancione che dice "Next Step"? Ecco, è lì che ti dicono che puoi aggiungere un volo al "carrello". Ma prima ti dirigono con la vista verso l'acquisto del biglietto in corso. Of course, non sono mica scemi. Quando poi qualcuno perde il volo – e devo ammettere che sono rimasta stupita da quante persone fossero lì con me a lamentarsi di voli persi con Easyjet – loro possono guadagnarci di più. Ecco come:].</p>
<p>L&#8217;UNICA COSA che possono fare è cambiarmi solo il volo che ho perso (quello da Malaga a Milano, perché quello da Milano a Palermo non l&#8217;ho ancora perso visto che parte alle 14:50 e sono solo le 10:50) pagando 52 euro. Per l&#8217;altro volo, che tra meno di 4 ore sarà perso, non c&#8217;è nulla da fare. Devo comprare un nuovo biglietto pagando, però, <em>solo</em> la differenza dal biglietto che già ho e in più pagare una &#8220;multa&#8221; di 45 euro per il &#8220;cambio&#8221;. Ma se compro un biglietto praticamente ex-novo, è ancora considerato un &#8220;cambio&#8221;? Mah.</p>
<p>Vabbé, dico che ci penso – in fondo, ora è più di 100 €.</p>
<p><strong>3.</strong> Parlandone con Alex e mio papà, concordiamo sul fatto che la soluzione più economica è proprio l&#8217;ultima che il signore Easyjet ha suggerito (visto che la prima era un&#8217;informazione sbagliata). Ci mettiamo su internet e cerchiamo un volo conveniente (andata e ritorno) per la settimana successiva. Posticipo tutto, ma almeno spendo di meno e passo comunque 7 giorni con la mia famiglia, invece che solo 5. Ne troviamo uno abbordabile (in confronto agli oltre 400 euro necessari a cambiare il volo al giorno seguente o a due giorni dopo): 152  € tra andata e ritorno, a cui sottrarre gli 80 € del biglietto già in mio possesso e aggiungere i 45 € di &#8220;multa&#8221;. Insomma, 118 € per cambiare il volo Milano-Palermo + 52 € per cambiare quello Malaga-Milano. 170 €. Ma, in fondo, gli errori si pagano.</p>
<p>Sono convinta, torno all&#8217;ufficio. Sempre con biglietto alla mano, comunico al signore la mia decisione. &#8220;Allora, sposto tutto alla settimana prossima, con partenza il 22 e ritorno il 29 perché ho visto che sono i giorni più economici&#8221;. &#8220;Veramente signorina, non ho forse menzionato il fatto che il volo Malaga-Milano posso spostarglielo, secondo regolamento, solo a domani&#8221;.</p>
<p>E perché caz/!8$#%^$# non lo hai detto prima invece di farmi pensare per 25 minuti a qualcosa di irrealizzabile? Alex, con le mani tra i capelli, si gira e mi dice, rassegnato: &#8220;Hanno proprio pensato a tutto&#8221;.</p>
<p>Sull&#8217;orlo di una crisi di nervi, gli chiedo gentilmente di dirmi, una volta per tutte, cosa posso fare e darmi un preventivo di quanto mi costi spostare tutto all&#8217;unico giorno in cui posso spostarlo, cioè domani, mantenendo, quindi, il biglietto di ritorno intoccato. Fa le sue cose a computer e dopo qualche minuto mi sporge un bigliettino con scritto 280 €. Ouch!</p>
<p>Ok, non sono il tipo di persona che paga se non è più che sicura che sia l&#8217;unica soluzione possibile. La situazione richiede qualche pensiero in più.</p>
<p><strong>4. </strong>Decidiamo di controllare il costo dei biglietti di altre compagnie. Per questa settimana, quasi tutto supera i 600 €. La prossima, tuttavia, si trovano voli Malaga-Palermo, con 2 scali a Madrid e a Roma, a 340 €. Quindi la domanda è: pago a Easyjet 280 € per stare in Sicilia 5 giorni o pago un po&#8217; di più ad un&#8217;altra compagnia, ma sto 7 giorni?</p>
<p>Sono ormai le 12:30, il volo è perso, sono mentalmente esausta e mortificata. Voglio andare a casa. Vado a chiedere al signore Easyjet se posso pensarci su nel viaggio di ritorno e chiamare poi il servizio clienti una volta a casa.&#8221;Dove abita?&#8221;. &#8220;Perché?&#8221;. &#8220;Perché forse non ho menzionato il fatto che lei ha solo più 30 minuti per decidere. Il cambio si può effettuare solo nelle due successive alla perdita del volo&#8221;.</p>
<p>Ora mi chiedo. Visto che non me lo aveva detto nell&#8217;ora e mezza precedente, se io non fossi andata a chiedere&#8230; quando me lo avrebbe detto?</p>
<p>Dopo questa ennesima incompetenza, parto il 22 luglio per la Sicilia e viaggio con Iberia. 360 € – il prezzo è aumentato di 20 € nel giro di 2 ore — ma almeno mi danno la colazione e passo una settimana con la mia famiglia.</p>
<p>A questo punto, ho una sola, ultima preghiera: Easyjet, per piacere, investi parte dei soldi che ti ho regalato oggi in un corso di formazione dei tuoi impiegati!</p>
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		<title>Chi si fa le unghie</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 08:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei dedicare questo brevissimo post a chi usa lo smalto e a chi, come me, con lo smalto fa pasticci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_805" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/05/smalto.jpg"><img class="size-large wp-image-805 " title="smalto" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/05/smalto-768x1024.jpg" alt="Alzi la mano colei che non si è mai fatta le unghie sulla settimana enigmistica." width="430" height="573" /></a><p class="wp-caption-text">Alzi la mano colei che non si è mai fatta le unghie sulla settimana enigmistica.</p></div>
<p>Vorrei dedicare un brevissimo post a chi usa lo smalto e a chi, come me, con lo smalto fa pasticci.</p>
<p>Scena:  doppio episodio, season finale, di Lost. E che cosa fare di meglio in queste due ore di rimbalzi, sospiri, lacrime e trepidazione che farsi le unghie? Le donzelle mi capiranno. I donzelli, beh&#8230; vi consiglio di provare.</p>
<p>A metà dell&#8217;ultimo episodio le mie manine sono come nuove, le cuticole accuratamente ammorbidite dalla cremina per mani e le unghie straluccicanti di smalto trasparente.</p>
<p>Una sola cosa manca: lo smalto effetto unghia naturale che usa sempre la mia estetista e che io adoro. Ma io ho già un piano infallibile. Il mattino seguente sulla strada verso l&#8217;ufficio con la mia super biciclettina, mi fermo dall&#8217;estetista e la supplico di vendermi lo smalto!</p>
<p>Tutto procede secondo i piani e senza nemmeno bisogno di supplicare.</p>
<p>Arrivata in ufficio la prima cosa che, ovviamente, voglio fare è inaugurare il mio nuovo smalto. Perché noi donne siamo così, sempre un po&#8217; impazienti – almeno io. Peccato che l&#8217;impazienza non è mai sinonimo di successo – almeno per me.</p>
<p>Al penultimo dito della seconda mano, una lieve sbavatura sull&#8217;anulare destro mi porta d&#8217;istinto a scendere in campo il mio pollice sinistro – già smaltato – per rimediare. È così che il medio destro tocca l&#8217;unghia dell&#8217;indice sinistro – non chiedetemi come –, l&#8217;indice destro tocca l&#8217;anulare sinistro e in un rapido susseguirsi di eventi catastrofici, il mignolo destro tocca l&#8217;unghia del soccorritore pollice sinistro. In pochi secondi quello che doveva essere un piano infallibile, si rivela un drammatico insuccesso.</p>
<p>Eppure nei miei 23 anni di drammatici insuccessi causa impazienza, avrei dovuto saperlo. In un ufficio senza acetone, cotone e utensili vari – o, secondo i miei tentativi, in un bar, in un&#8217;aula universitaria, nel sedile posteriore di una macchina in moto, sul treno da Torino ad Alba, in spiaggia sulle pagine della settimana enigmistica etc – NON sono in grado di farmi le mettermi lo smalto!</p>
<p>E nonostante tutta questa consapevolezza, già aspetto il prossimo insuccesso al varco.</p>
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		<title>Suicidio? Io giudico.</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 12:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[A lungo ho voluto credere a chi dice che esiste il gene del suicidio. Oggi, sono arrivata alla mia personalissima conclusione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, surfando tra i blog dei miei amici, un post mi ha colpita. Barbara lo ha intitolato <a href="http://babyjan.wordpress.com/2009/02/27/scelte-di-non-vita/" target="_blank">Scelte di non-vita</a>. Suicidio.</p>
<p>Il suicidio è un argomento che mi regala emozioni contraddittorie. Una realtà per la quale a mio tempo ho segretamente pensato di studiare psicologia. Un mondo su cui mi sono sempre interrogata. Affascinante, intrigante e allo stesso tempo distruttivo, temibile. Un tabù che ho sempre voluto svelare e, forse – in qualche modo – giustifficare, come se questo fosse l&#8217;unico modo per capirlo.</p>
<p>Fino a quando l&#8217;ho toccato con mano.</p>
<p>Un numero nella mia mente indefinito di anni fa, ho conosciuto una ragazza, in una chat che frequentavo. Ex-fidanzata di un caro amico. Avevamo iniziato a scriverci per un motivo che ora mi pare ridicolo: lei era gelosa di me e del mio rapporto con il suo ex-fidanzato. E poi qualcosa di imprevidibile è accaduto: in pochi minuti di conversazione – scritta – le parole di astio e accusa si sono trasformate in presagi di una potenziale amicizia.</p>
<p>Scopro in lei una diciottenne dolce, ma allo stesso tempo determinata ed acuta, forse un po&#8217; ribelle. Parliamo di amore, di perdita, di dolore.</p>
<p>Un giorno ricevo un messaggio: &#8220;voglio suicidarmi&#8221;. I miei occhi lucidi svelano immediatamente una sensazione tanto profonda, quanto scomoda: percepire che non solo non è uno scherzo, ma una vera e propria confessione.</p>
<p>Le scrivo, le parlo con la stessa serietà con la quale lei ha parlato a me. Non ho mai salvato quel messaggio, ma lo ricordo come un inno alla vita. Sincero, spontaneo, a tratti banale, perché le parole della felicità – o della razionalità – che contratta il dolore sono spesso banali. Non ricordo cosa le scrissi, ma ricordo cosa lei scrisse a me.</p>
<blockquote><p>Mi ha fatto piacere il tuo messaggio. Sei una ragazza molto saggia e le cose che hai detto sono giuste. Col dolore bisogna conviverci civilmente, lo so, è solo che sono sempre stata troppo &#8220;anarchica&#8221; per accettare regole civili. E se il mondo non mi piace, non lo accetto e non lo accetto. E il mondo non mi piace. Voglio morire dall&#8217;eta di 14 anni, che tu ci creda o no, ed è l&#8217;unica cosa che desidero con tutta me stessa.</p>
<p>Finora solo una cosa mi ha fermata. Il terrore di buttarmi e non morire sul colpo. Di essere cosciente quando la morte arriverà, di toccare l&#8217;asfalto e capire ancora tutto.</p>
<p>So che ti sembrerò pazza, e il mio discorso non è intelligente come il tuo. Voglio suicidarmi, ma dentro sono già morta da tempo perché in me è morta la speranza nelle persone, nell&#8217;amore, in me stessa. E anche se dicono che la speranza e l&#8217;ultima a morire, ti dirò che in questo caso lei è morta prima di me, io prima di lei e il mio corpo, se avrò le palle, morirà con loro.</p></blockquote>
<p>Un romanzo, stava scrivendo il suo personale romanzo. Con tanto di finale. Quello stesso giorno, scomparve. La trovarono tre giorni dopo, morta. Quella stessa morte che aveva figurato per se stessa: si era buttata.</p>
<p>Fu notizia da telegiornale, una come le altre, tra le altre. Non per me. Piansi per giorni e ancora adesso, quando il pensiero riorna si porta sempre via un po&#8217; della mia felicità.</p>
<p>Ho pensato tanto in questi anni al suicidio, a lei. A una ragazza di diciotto anni che il giorno prima passa l&#8217;esame di guida e il giorno dopo si suicida. C&#8217;è chi sostiene che sia una questione genetica: qualcuno nasce con il gene del suicidio e prima o poi, non importa quanto tenti di ignorare l&#8217;istinto, troverà il modo di suicidarsi.</p>
<p>Questa teoria non è ancora stata provata e forse rimarrà per sempre nel laboratorio delle non-scoperte. Fondata o meno che sia, io a lungo ho voluto crederci. Dà sollievo giustificare razionalmente qualcosa che di razionale non ha nulla. Oggi, però, in attesa che la scienza faccia il suo corso, io sono arrivata alla mia personale conclusione, che forse cambierà negli anni, ma oggi ha messo radici in me.</p>
<p>Barbara ha riportato una bellissima frase di Coelho:</p>
<blockquote><p>In un mondo in cui si tenta disperatamente di sopravvivere, come si possono giudicare le persone che decidono di morire?</p></blockquote>
<p>La mia conclusione – per quanto scomoda, estremista e crudele possa sembrare – è: io giudico. Io giudico i casi singoli. Giudico lei che ha deciso di morire e non la approvo. Giudico perché è stata vigliacca. Perché credo sia più semplice morire che <em>tentare disperatamente di sopravvivere,</em> specialmente quando la vita ti delude. Giudico perché è stata egoista. Perché ha messo fine alla propria sofferenza e delusione e costretto amici e familiari ad entrare nelle proprie e restarci per il resto della loro vita. Giudico perché è stata ingrata. Perché non era su una sedia a rotelle, paralizzata dalla testa ai piedi, dipendente da altri esseri umani anche solo per andare in bagno, e ha deciso comunque di morire.</p>
<p>È vero, non tutti siamo gladiatori e combattenti. E non tutti siamo felici. E non tutti troviamo motivi per uscire dalla nostra infelicità. Ma tutti – <em>tutti</em> – possiamo trovare aiuto. In noi stessi, in una persona, in un&#8217;immagine, in una parola, in una melodia, in un luogo. Qualsiasi aiuto.</p>
<p>Lei cercava le palle di morire e quello che non ho mai potuto dirle è che ci vogliono molte più palle per vivere. Per amare – un amore, un amico, un genitore. Perché vivere è un atto d&#8217;amore. Ma forse, questo lei lo sapeva. E allora, io giudico.</p>
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