<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Carlotta Cerri &#187; La mia battaglia contro la corsa</title>
	<atom:link href="http://www.carlottacerri.me/category/la-mia-battaglia-contro-la-corsa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.carlottacerri.me</link>
	<description>a writer on writing</description>
	<lastBuildDate>Thu, 07 Jan 2010 14:04:41 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Vol.5: il primo break forzato</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/02/vol5-il-primo-break-forzato/</link>
		<comments>http://www.carlottacerri.me/2009/02/vol5-il-primo-break-forzato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 09:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[La mia battaglia contro la corsa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlottacerri.me/?p=464</guid>
		<description><![CDATA[Una pausa dettata da forze maggiori non è necessariamente un fallimento, ma un'ulteriore prova, per il corpo e per la mente, da superare a denti stretti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_466" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.flickr.com/photos/indigente/798304/sizes/o/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-466  " title="Tornado" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/02/tornado.jpg" alt="Foto: 3aodia su Flickr" width="430" height="303" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: 3aodia su Flickr</p></div>
<p>Se avete sentito le news la scorsa settimana, saprete che su Malaga si è abbattuto un tornado piuttosto violento – i vetri delle nostre finestre a Marbella, a un&#8217;ora da Malaga, oscillavano e gli alberi erano quasi paralleli al suolo. Non certo il tempo ideale per andare a farsi una corsetta. Il mal tempo ha continuato per tutta la settimana, offrendoci solo pioggia e vento e pioggia e vento. Il risultato? Pausa forzata dalla corsa.</p>
<p>Precedentemente avrei pensato &#8220;Ecco, ora ho fallito, non posso seguire la mia routine e quindi ho fallito&#8221;. O ancora &#8220;La volta prossima sarà come ricominciare da zero!&#8221;. Effettivamente sì, anche questa volta l&#8217;ho pensato. Fino a ieri, quando la giornata si è aperta in un cielo azzurro e un sole caldo e abbiamo potuto &#8220;finalmente&#8221; riprendere a correre.</p>
<p>&#8220;Finalmente&#8221; scritto tra virgolette perché la mia testa si era incapponita sul &#8220;Ho fallito&#8221; e per questo la pigrizia stava già prendendo il sopravvento. Quando Alex mi ha detto &#8220;Stasera andiamo a correre&#8221;, nella mia mente si sono rincorsi pensieri come &#8220;Ma è domenica&#8230; non ce la farò mai dopo una settimana di pausa&#8230; nooo, non voglio, odio correre&#8230;&#8221;. Magicamente, invece, dalla mia bocca sono uscite le parole: &#8220;D&#8217;accordo&#8221; e anche un mezzo sorriso. Wow. Impressionante.</p>
<p>E così è stato! Abbiamo concordato di ricominciare con i 4 Km e di prenderla con calma. </p>
<p>Ho due buone e una cattiva notizia. La cattiva è che il fiato era di nuovo completamente e irrimediabilmente a terra, tanto da considerare seriamente di fermarmi – cosa che ovviamente non ho fatto. Le due buone notizie – ebbene sì, sono ben 2 – sono che abbiamo corso ad una velocità abbastanza sostenuta e che i muscoli oggi sono in ottime condizioni, completamente pronti per la prossima volta. </p>
<p>Quindi, nel complesso, è stata una piacevole sorpresa scoprire che una pausa di una settimana dettata da forze maggiori non è un fallimento, ma semplicemente un&#8217;ulteriore prova da superare a denti stretti. E devo ammettere che superarla provoca una certa soddisfazione!</p>
<p>Ora, quindi, tornadi permettendo, si ricomincia davvero e ci si prepara a correre nel caldo torrido dell&#8217;estate andalusa. Ci sarà da ridere! Alla prossima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlottacerri.me/2009/02/vol5-il-primo-break-forzato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vol.4: il primo progresso tangibile</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/01/vol4-il-primo-progresso-tangibile/</link>
		<comments>http://www.carlottacerri.me/2009/01/vol4-il-primo-progresso-tangibile/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 20:33:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[La mia battaglia contro la corsa]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlottacerri.me/?p=351</guid>
		<description><![CDATA[Mi sento stranamente bene, in forma. Il fiato sembra reggere un po' di più, il dolore alla milza meno pronunciato e con le mie scarpe nuove è tutta un'altra corsa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_352" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/01/cimg1205.jpg" target="_blank"><img class="size-large wp-image-352 " title="Paseo maritimo" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/01/cimg1205-1024x768.jpg" alt="Questo è il &quot;paseo&quot; dove combatto la mia battaglia contro la corsa. Non male come campo di battaglia!" width="430" height="322" /></a><p class="wp-caption-text">Questo è il &quot;paseo&quot; dove combatto la mia battaglia contro la corsa. Non male come campo di battaglia!</p></div>
<p>No, non mi sono ancora fermata, a dispetto dello stupore di familiari, amici e conoscenti. E anzi, posso dire con orgoglio che ieri, per la quinta volta – sì, mi concedo ancora il privilegio di contarle e di disegnare una stanghetta sulla mia parete lavagna dopo ogni fatica – sono andata a correre.</p>
<p>Dopo una sveglia alle 6.30 del mattino e una giornata di dieci ore lavorative, l&#8217;ultima cosa che avrei voluto fare era mettermi le scarpe e uscire di casa. Eppure – complice la voglia di provare le mie nuove scarpette da corsa che sostituiscono le Freddy da ballo ;-) – mi sono cambiata, ho aperto la porta e l&#8217;ho richiusa alle mie spalle. </p>
<p>Camminiamo come sempre fino al paseo e poi iniziamo a correre. Mi sento stranamente bene, in forma. Il fiato sembra reggere un po&#8217; di più, il dolore alla milza meno pronunciato e con le mie scarpe nuove è tutta un&#8217;altra corsa.</p>
<p>Ma è alla fine del 2 km che accade il miracolo. Senza pensarci troppo dico ad Alex: &#8220;Potremmo andare fino ai 5 km oggi&#8221; – fino ad ora ci fermavamo ai 4 – e così è stato. E non me ne sono pentita. Anzi, ho corso anche ad una velocità più sostenuta del solito – a detta di Alex che le volte precedenti sosteneva fosse umanamente e fisicamente impossibile per lui andare alla mia velocità ( o lentezza) – e per la prima volta nella mia vita sono riuscita a parlucchiare del più e del meno per l&#8217;intero percorso e – ma lo dico piano – ad apprezzare un pochino la corsa. </p>
<p>Ripeto.</p>
<ul>
<li><strong>La mente fa miracoli, bisogna istruirla.</strong> Un&#8217;attitudine positiva verso le cose che non apprezziamo e si trasformeranno. E se sto riuscendo io a portare avanti l&#8217;esperimento della corsa – acerrima nemica – credo ce la possa fare chiunque. Basta solo avere pensieri positivi e cambiare le parole della nostra quotidianità. Ora al posto di &#8220;Odio la corsa&#8221; dico &#8220;Non apprezzo particolarmente la corsa, ma ci sto provando&#8221;. E cambia tutto. La forza di volontà è davvero l&#8217;unica arma.</li>
</ul>
<p>E aggiungo:</p>
<ul>
<li><strong>Comprare s</strong><strong>carpe da corsa. </strong>Non voglio rimangiarmi ciò che ho detto sul comprare l&#8217;abbigliamento sportivo, ma sì, consiglio di investire in un paio di scarpe che siano effettivamente da corsa e non utilizzare &#8220;scarti&#8221; da altri sport e/o attività – le scarpe da ginnastica della Freddy che stavo usando sono di quelle pieghevoli per agevolare la flessione del piede nel ballo e mi stavano letteralmente rovinando i piedi nella corsa. Quindi sì, ho ceduto e comprato un paio di scarpe base, ma la differenza l&#8217;ho notata dal primo istante che ho messo un piede davanti all&#8217;altro per correre.</li>
<li><strong>Fare un bagno gelato se i muscoli fanno male. </strong>La terza sera che siamo andati a correre, ho finito i miei 4km con un dolore allucinante ai polpacci e ai glutei. Non fastidio, proprio dolore che camminando verso casa si è addirittura intensificato. A casa Alex ha riempito la vasca – 10 cm, in modo da coprire le gambe standoci seduta dentro – di acqua gelida e mi ci ha &#8220;immersa&#8221;. Dopo 30 secondi già rimpiangevo il dolore ai muscoli e me lo sarei volentieri tenuta pur di non stare un attimo di più nell&#8217;acqua gelida. Non so se avete mai immerso una mano in una bacinella di ghiaccio per qualche minuto – se siete sani di mente, probabilmente no – ma credo che l&#8217;esperienza si avvicini molto. Un lato positivo c&#8217;è: dopo i primi due minuti è come non avere più le gambe e quindi anche il dolore se ne va. 5 minuti in acqua gelida dopo la corsa e il giorno sarete come nuovi e non avrete scuse per non andare a correre!</li>
<li><strong>Camminare prima e dopo.</strong> Devo dire che non è solo questione muscolare di riscaldamento e raffreddamento – che sono comunque essenziali. È più che altro una questione di tensione mentale. Da casa alla spiaggia ci sono almeno 4 minuti, ma 4 minuti fondamentali. Camminare quei 4 minuti all&#8217;inizio mi mette nello stato mentale di chi è in ballo e sa che deve ballare. Camminare quei 4 minuti alla fine mi rilassa la mente e mi distrae dalla fatica prima di arrivare a casa. Provare per credere.</li>
</ul>
<p>Per oggi è tutto. Ho corso i miei primi 5 km filati e mi sento bene, soddisfatta e in forma. E aspetto i prossimi 5 e poi i prossimi 5 ancora e così via fino al raggiungimento del mio obiettivo: apprezzare sinceramente la corsa. La vedo ancora lunga. </p>
<p>Alla prossima.</p>
<p>Leggi gli <a href="http://www.carlottacerri.me/category/la-mia-battaglia-contro-la-corsa/" target="_self">altri volumi della saga</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlottacerri.me/2009/01/vol4-il-primo-progresso-tangibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vol.3: Il secondo giorno di corsa</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/01/vol3-il-secondo-giorno-di-corsa/</link>
		<comments>http://www.carlottacerri.me/2009/01/vol3-il-secondo-giorno-di-corsa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 11:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[La mia battaglia contro la corsa]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlottacerri.me/?p=301</guid>
		<description><![CDATA[Se pensate che il secondo giorno di corsa sia più semplice del primo, vi sbagliate di grosso. Ma proprio per questo, la vostra mente potrebbe riservarvi piacevoli sorprese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_302" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.flickr.com/photos/38707466@N00/803675021/sizes/l/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-302  " title="Pain" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/01/pain.jpg" alt="Foto: .bean." width="430" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: .bean. su Flickr</p></div>
<p>La domanda è: <strong>il secondo giorno è meglio del primo? </strong></p>
<p>La risposta è: assolutamente no. È decisamente peggio, ahimé!</p>
<p>Ieri siamo tornati a casa dall&#8217;ufficio alle 19.00 per poi cambiarci e andare a sudare i nostri 4 km quotidiani. Avevo una non meglio identificata voglia – ma non credo che &#8220;voglia&#8221; sia la parola più azzeccata – di andare a correre, forse solo per continuare quella che ormai mi sembra una sfida. Ma dopo aver respirato il calduccio di casa, non mi sarei più mossa.</p>
<p>La mia mente ha cominciato ad elaborare cose come: &#8220;Sono all&#8217;inizio, non dovrei andare tutti i giorni&#8221; oppure &#8220;I muscoli non hanno recuperato completamente da ieri, forse è meglio se vado domani&#8221;. E così via, uno dietro l&#8217;altro tutti i motivi che avrebbero pulito la mia coscienza senza dover indossare le scarpe da ginnastica.</p>
<p>Per fortuna, non ho fatto in tempo a sedermi – la mente ragiona molto velocemente in queste circostanze – che Alex era già vestito e pronto per uscire. Non mi è rimasto altro che fare lo stesso e, chiaramente, senza lamentarmi, come da accordi. </p>
<p>Molti dicono che il segreto è uscire di casa e che da lì in avanti è una passeggiata. No, no, no. </p>
<p>Appena ho iniziato a correre, ho capito che muscoli, mente, fiato e milza ieri avrebbero reso tutto più difficile. <strong>Una delusione</strong>, visto che mi aspettavo che il secondo giorno sarebbe stato leggermente più semplice del primo, il terzo più semplice del secondo e così via.</p>
<p>La cosa peggiore è che il <strong>dolore</strong> alla milza è iniziato letteralmente dopo i primi dieci passi, cosa che ha affaticato la mente e provato il fiato – perché il dolore sembrava diminuire con respiri profondi che però non riuscivano a soddisfare il bisogno di ossigeno dei miei muscoli.</p>
<p>Dopo 3 minuti avrei voluto fermarmi. Ma è incredibile come un&#8217;<strong>attitudine positiva</strong> cambi completamente le priorità della mente. Quando sentivo la corsa come una forzatura, appena mi assalivano stanchezza, fiatone e dolore, la priorità della mente era una e una sola: fermare il corpo. Il pensiero era &#8220;mancano ancora 3/4 del percorso&#8221;.</p>
<p>Ora che la mia attitudine è cambiata, la priorità è arrivare alla fine e dimostrarmi che posso farcela. Il pensiero magicamente si trasforma in &#8220;siamo già ad 1/4 del percorso&#8221; e la fatica sembra improvvisamente più sopportabile.</p>
<p><strong>Non dico che non avrei voluto fermarmi: </strong>pensavo &#8220;Non ce la faccio più, mi fermo&#8221; ogni minuto che passava, ma in qualche modo il mio subconscio rispondeva &#8220;Se ti fermi adesso, ti fermerai anche la prossima volta e quella dopo e quella dopo ancora&#8221;. </p>
<p>Quindi questo è quello che ho imparato dal mio secondo giorno di corsa, che non è stato per nulla più facile del primo:</p>
<p><strong>1. Non focalizzarsi sul dolore o il fallimento è assicurato. </strong>Se mi fossi concentrata sul dolore alla milza, mi sarei fermata immediatamente. Credo che chiunque inizi a correre abbia questo tipo di dolore – che dicono sparisca con il tempo – e quindi sapete quanto sia difficile da sopportare. Il mio segreto è stato spostare la concentrazione altrove, sugli altri corridori, sull&#8217;ambiente che ci circonda o anche su un altro tipo di dolore più sopportabile, come può essere quello da affaticamento alle gambe. </p>
<p>Personalmente – non so spiegare il motivo perché non sono né un medico né un allenatore – prendere un respiro profondo ogni tanto o addirittura tenere il fiato per qualche secondo diminuiva il dolore ed è quindi quello che ho tentato di fare. Ovviamente, però, è più facile a dirsi che a farsi quando si sta respirando in maniera affannata.</p>
<p><strong>2. Ribaltare i pensieri negativi in positivi.</strong> Sì, lo so, ho scoperto l&#8217;acqua calda. È come dire ad un pessimista di essere ottimista. Ma credo di sapere di cosa parlo: se c&#8217;è una persona negativa e pessimista in questo mondo, quella sono io. Non è una scelta di vita, ma semplicemente una tendenza naturale che sto cercando di combattere. E la corsa è un buon punto da cui cominciare per una ragione principale: o pensi positivo o fallisci. Quindi, per quanto per me non sia semplice trasformare un pensiero negativo come &#8220;solo <strong>solo</strong> ad 1/4 del percorso&#8221; in uno positivo come &#8220;sono <strong>già</strong> ad 1/4 del percorso&#8221;, è ciò che devo tentare di fare per evitare un ulteriore fallimento. E sono sicura che questo esercizio si rifletterà positivamente anche sulla vita di tutti i giorni.</p>
<p><strong>3. Pensare che gli altri corridori hanno gli stessi tuoi pensieri.</strong> Ieri, per distogliere l&#8217;attenzione dal dolore, cercavo di concentrarmi sugli altri corridori. Leggere la fatica sui loro volti e pensare che anche loro stanno lottando mentalmente come o più di me, mi ha rincuorato. Sempre per la stessa ragione per cui preferisco un partner di corsa solidale ad uno che dopo mezz&#8217;ora di corsa sembra uscito da un centro relax. </p>
<p>Non è sicuramente bello rincuorarsi pensando &#8220;c&#8217;è chi sta soffrendo come o più di me&#8221;, ma in questa battaglia personale contro la corsa tutto è concesso alla mente perché se soccombe lei, fallisco io. E questo volta non il fallimento non è contemplato.</p>
<p>Per oggi è tutto e vi saluto con un meraviglioso pensiero: oggi è il giorno di riposo e non si corre! :-P Magari prima o poi dirò &#8220;Peccato, oggi è giorno di riposo e non posso correre&#8221;, ma sono sicura che quel giorno è ancora lontano. Anzi, per pensarla al positivo: sono sicura che quel giorno arriverà prima di quanto creda.</p>
<p>Leggi gli <a href="http://www.carlottacerri.me/category/la-mia-battaglia-contro-la-corsa/" target="_self">altri volumi della saga</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlottacerri.me/2009/01/vol3-il-secondo-giorno-di-corsa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vol.2: I miei primi 4 km</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/01/la-mia-battaglia-contro-la-corsa-vol2/</link>
		<comments>http://www.carlottacerri.me/2009/01/la-mia-battaglia-contro-la-corsa-vol2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 13:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[La mia battaglia contro la corsa]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlottacerri.me/?p=254</guid>
		<description><![CDATA[Ieri ho corso i miei primi 4 km senza fermarmi e ho cominciato il mio percorso verso il raggiungimento del mio goal. Ecco quali sono state le 7 cose che mi hanno spronata a continuare a correre.  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_255" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.flickr.com/photos/83322466@N00/2448871186/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-255  " title="Running" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/01/running2.jpg" alt="Foto: paveitapics" width="430" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: paveitapics su Flickr</p></div>
<p>L&#8217;ho fatto. La prima fatica è passata e sono ancora viva per testimoniarlo. Mi sembra incredibile, ma ieri sera ho corso 4km senza fermarmi. E non importa se andavo ad una velocità ridicola o se la distanza era minima o se la milza sembrava scoppiare da un secondo all&#8217;altro o se ad ogni passo respiravo –o almeno ci provavo– come se mi stessero uccidendo per soffocamento.</p>
<p>Non mi sono mai fermata.</p>
<p>Credo che siano state prevalentemente 7 le cose che mi hanno aiutata a continuare per tutti e 4 i km e le condivido:</p>
<p><strong>1. Avere un complice:</strong> condividere il dolore lo dimezza. Alex –il mio complice, che ha pazientemente deciso di darmi un seconda possibilità– è, però, una persona che quando decide di fare una cosa perché pensa sia giusto o salutare o importante per se stesso, non si lamenta. Mai. E io sono una persona che quando soffre, più fisicamente che mentalmente, vorrebbe che tutto il mondo soffrisse con lei ed è un lamento continuo. Il mondo è bello perché è vario, no? Per me, partire per una impresa napoleonica –come lo è correre– con un partner che più fatica fa più contento è –o almeno sembra–, è una sofferenza. Correre con una persona che tenta di spronarmi facendosi vedere fresca come una rosellina e dicendomi &#8220;dai, che ce la fai&#8221; è un mezzo omicidio. Quindi, memore dalla volta passata, abbiamo fatto un patto: abbiamo deciso che io avrei smesso di lamentarmi e lui&#8230; avrebbe iniziato! Senza scene madri né pianti isterici, ma semplicemente con un &#8220;che fatica&#8221; o &#8220;sono a pezzi&#8221; ogni tanto. Giuro che ti fa sentire molto meglio.</p>
<p><strong>2. Avere un complice più allenato:</strong> vedere che l&#8217;altro è più in forma di te può essere motivante. Questo non significa che è meglio andare a correre con un provetto maratoneta che dopo 5 minuti ti ha già doppiato 3 volte né fa cadere la regola della solidarietà: il miglior partner è per me chi ha iniziato da poco tempo, ma abbastanza da sentirsi già discretamente in forma, ed è motivato perché vedere la motivazione negli altri è sempre uno stimolo a svilupparla per noi stessi. Ieri Alex ha corso con me per i primi 2km e quando io ho dovuto rallentare un po&#8217;, lui ha continuato con il suo passo e a tratti accelerato. Avere qualcuno davanti a me mi ha aiutata a non rallentare quando mi sentivo esausta e, anzi, ad accelerare ogni tanto per non rimanere troppo indietro. </p>
<p><strong>3. Avere un complice positivo:</strong> la positività è sempre l&#8217;attitudine giusta. Io, che di natura sono tendenzialmente negativa e pessimista, ho decisamente bisogno di positività intorno a me per metterla in pratica a mia volta. Qualcuno che pensi –e non importa se poi, per non spezzare la regola della solidarietà, non lo dice– &#8220;dai, che è solo un&#8217;ora&#8221; piuttosto che &#8220;oddio, non finirà mai&#8221; fa un&#8217;enorme differenza. L&#8217;atteggiamento positivo è contagioso e anti-dolorifico (per la mente, non per il corpo).</p>
<p><strong>4. Parlare con se stessi:</strong> l&#8217;auto-motivazione funziona. E funziona ancora di più quando si parla ad alta voce. Ieri, all&#8217;ultimo km, pensavo di non sopravvivere: il fiato era completamente spezzato, la gola secca, la milza sempre più dolorante ad ogni movimento, le gambe cominciavano a cedere e a tratti credo anche di avere avuto le allucinazioni. Allora ho cominciato non solo a pensare &#8220;Puoi farcela&#8221;, ma a dirmelo anche. Ad ogni respiro era un &#8220;You can do it&#8221; o &#8220;I can do it&#8221; o &#8220;I can get there&#8221; o &#8220;If you do this today, you do it always&#8221; e così via –in inglese perché questa è la lingua che qui uso quotidianamente. La forza che ha la nostra mente è incredibile: prima non ero mai riuscita a correre quella distanza senza fermarmi almeno due volte a camminare per qualche minuto, ma ieri, continuando a ripetermi che potevo farcela, il mio unico obiettivo era arrivare alla fine senza smettere di correre. E così è stato. Quando sentivo la corsa come un&#8217;imposizione e la affrontavo in modo negativo, il mio corpo vinceva sempre la mia mente. Ora che ho deciso io, da sola, di provarci seriamente, la mente ha vinto al primo colpo e ora non ha più scusanti –almeno fino alla prossima.</p>
<p><strong>5. Avere in mente un modello:</strong> confrontarsi con un modello dà grinta. Non deve per forza essere un modello di bellezza –anche se spesso quelli sono i più efficaci– può anche essere una persona che conduce uno stile di vita che apprezziamo o una che stimiamo alla quale abbiamo detto che iniziamo a correre e non vogliamo deludere. Qualunque modello. Ma, insieme ai discorsi di auto-motivazione, avere in mente un modello può aiutare a non fermarsi quando stiamo per cedere.  </p>
<p><strong>6. Scegliere il giusto goal:</strong> l&#8217;obiettivo fa la differenza. Last, but not the least. Quando ci avevo provato le altre volte era sempre per perdere peso o per sentirmi meglio con me stessa. Mi violentavo per andare a correre perché pensavo che quella fosse l&#8217;unica soluzione in termini di praticità e convenienza. E drasticamente finivo per andare una volta, partire infuriata, correre infuriata, tornare infuriata e constatare infuriata che la mia silhouette non era migliorata. E ovviamente sapevo che non era possibile dopo mezz&#8217;ora di corsa, ma quello era sufficiente per farmi pensare &#8220;massì, ci deve essere un modo meno odioso di perdere peso&#8221; e abbandonavo così la maledetta corsa e iniziavo a mangiare meno –ma con il cibo si apre una parentesi che richiede spazio a sé stante.</p>
<p>Oggi mi sento relativamente bene con il mio fisico, ho qualche kg in più che però non mi infastidisce e sto mangiando abbastanza sano senza rinunciare però a un dolce ogni tanto. È il momento più adatto per affrontare la mia nemica, per iniziare a correre: il mio obiettivo è arrivare ad un punto in cui la corsa entrerà spontaneamente nella mia routine quotidiana senza pesarmi e, anzi, essendo quasi un&#8217;esigenza. Il mio obiettivo ora è la corsa. Non perdere peso, essere più tonica, più in forma –anche se ovviamente non mi dispiace che questi siano &#8220;effetti collaterali&#8221;–, ma imparare ad apprezzare la corsa. E nella mia testa, cambia completamente il mio modo di approcciarmi. </p>
<p><strong>8. Iniziare con una sfida:</strong> sfidare se stessi è una garanzia di successo. E con questo intendo iniziare il percorso verso il raggiungimento di un goal, in questo caso la corsa, in un momento in cui mai avremmo pensato di iniziare. Mi spiego: sapevo che ieri sarebbero dovute arrivarmi le mestruazioni e che quindi mi sarei sentita completamente dolorante e a pezzi anche solo stando seduta su una sedia, ma proprio per quello ho deciso che era il modo migliore per cominciare. Ho sfidato me stessa e mi sono sentita la mia eroina personale già solo per quello.</p>
<p>Il percorso è iniziato. La mia più grande curiosità? Vedere quanto dura questo esperimento e se davvero la mente è più forte del fisico: ammetto che tendenzialmente lascio vincere la pigrizia. Sarà così anche questa volta? Stasera è in programma la seconda fatica.</p>
<p>Leggi gli <a href="http://www.carlottacerri.me/category/la-mia-battaglia-contro-la-corsa/" target="_self">altri volumi della saga</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlottacerri.me/2009/01/la-mia-battaglia-contro-la-corsa-vol2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vol.1: Perché ho scelto la corsa?</title>
		<link>http://www.carlottacerri.me/2009/01/la-mia-battaglia-contro-la-corsa-vol1/</link>
		<comments>http://www.carlottacerri.me/2009/01/la-mia-battaglia-contro-la-corsa-vol1/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 08:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[La mia battaglia contro la corsa]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlottacerri.me/?p=242</guid>
		<description><![CDATA[C'è una cosa in particolare per la quale provo un odio viscerale. Correre. Ogni tentativo di approccio a questo sport è fallito miseramente. Ma ho deciso: io ci riprovo e lo dichiaro pubblicamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_243" class="wp-caption aligncenter" style="width: 440px"><a href="http://www.flickr.com/photos/34127470@N00/92967452/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-243   " title="Running" src="http://www.carlottacerri.me/wp-content/uploads/2009/01/running.jpg" alt="Foto: adropp" width="430" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Foto: adropp su Flickr</p></div>
<p>C&#8217;è una cosa in particolare per la quale provo un odio viscerale. Correre. L&#8217;idea di indossare le scarpe da ginnastica e uscire di casa per andare a correre un&#8217;ora o 10 minuti, può deprimere l&#8217;intera mia giornata fino al momento della tortura –che si dà il caso che sia per me fisica e mentale. Se programmo di andare a correre alle 18, fino ad allora –e anche durante– posso ritrovarmi infuriata con il mondo intero dal mattino alle 9 o anche dal giorno prima.</p>
<p>Non che non ci abbia mai provato. Poco prima di Natale ho fatto un tentativo: due giorni alla settimana sarei andata a correre con Alex, brevi distanze e corsa lenta per cominciare. Un disastro. Litigate e lamenti a non finire perché, non potendo sfogare la mia rabbia su altri, me la prendevo con quel santo del mio fidanzato – che ovviamente rallentava anche i suoi standard per me.</p>
<p>Finché un giorno, esausto perché chi mi conosce sa che quando mi impunto sarei in grado di esaurire anche la pazienza di Ghandi in persona, mi ha detto testuali parole: &#8220;Se decidi di continuare a correre, la smetti con questo atteggiamento e lo fai con un&#8217;attitudine positiva. Altrimenti prendi atto che non fa per te e fai altro&#8221;.</p>
<p>Ho smesso. Fino ad oggi che ho deciso, per la milionesima volta nella mia vita, di riprovarci da domani. Ora vi chiederete. Perché?</p>
<p>Ci sono 4 –credo– motivi principali:</p>
<p><strong>1.</strong> <strong>L&#8217;aspetto economico</strong>: correre non costa nulla, è lo &#8220;sport dello studente&#8221;. E sfido uno studente che si mantiene casa e università a trovare il modo di pagarsi anche un abbonamento in palestra, piscina o un corso di ballo. Tutto quello di cui si ha bisogno per correre è un paio di scarpe da ginnastica e qualcosa di pratico da mettersi addosso che si trova generalmente rovistando a fondo negli armadi. Non importa se non hai il guardaroba del perfetto corridore, perché nessuno baderà a te né tu a loro: saremo tutti lì a soffrire per raggiungere un goal, sia esso correre una maratona o perdere un etto. E questo è fattibile con qualche decina o comunque non più di un centinaio di euro.</p>
<p>Sei una di quelle persone che si sentono motivate a iniziare solo se hanno l&#8217;abbigliamento e le scarpe all&#8217;ultima tendenza? Se, per esperienza in altri ambiti della vita, sai che questo davvero ti stimola e ti sprona a continuare, della serie &#8220;ormai ho investito in questo progetto e devo portarlo avanti&#8221;, forse è la chiave del successo. Ma la mia personale esperienza è stata sempre la stessa: non solo non mi ha mai aiutata, ma, anzi, ogni volta che fallivo per mancanza di voglia/motivazione o troppa pigrizia, era ancora più frustrante aver buttato del denaro.</p>
<p><strong>2. </strong><strong>L&#8217;aspetto pratico</strong>: si può correre ovunque. Non importa dove si è, con chi e per quale occasione, ci si può sempre ritagliare un&#8217;oretta per andare a correre. In qualsiasi parte del mondo ci si trovi, basta trovare il posto in valigia per le scarpe da ginnastica perché l&#8217;abbigliamento da corsa, diciamoci la verità, non occupa poi tutto questo spazio. </p>
<p>In più, io ho un&#8217;ulteriore motivazione per tentare di prediligere la corsa: un &#8220;paseo maritimo&#8221; completamente a disposizione dei corridori. Un percorso in riva al mare, con le onde a pochi metri che si riversano sulla spiaggia e una quantità di persone, esperti o alle prime armi, che sono lì a sudare tanto quanto me. Il paradiso della corsa, insomma. </p>
<p><strong>3. </strong><strong>L&#8217;aspetto fisico</strong>: correre  definisce tutti i muscoli armoniosamente e brucia calorie. Cosa chiedere di meglio? Non vi ritroverete dei dorsali spropositati come nel nuoto o una sola spalla muscolosa come nel tennis o nella pallavolo –e parlo da ex-centrale– né polpacci enormi come nel ciclismo –a meno che, per essere chiari, i polpacci enormi non li abbiate già di natura.</p>
<p><strong>5. L&#8217;aspetto tempo:</strong> correre dà risultati molto velocemente. Dicono che dopo due sole settimane di corsa –c&#8217;è chi dice dopo una, ma io preferisco concedermi più tempo– già si possano notare i primi risultati: i glutei leggermente più alti, la pancetta più piatta, persino la circonferenza cosce e braccia sensibilmente più sottile. Che sia vero o no, non mi sono nemmeno mai avvicinata al scoprirlo: ho sempre mollato prima.</p>
<p>Ma il mio principale dubbio è un altro. Se avete mai provato a correre e fallito, la prima cosa che vi ha forse indotto a smettere –come è successo a me– è la mancanza di fiato, quella sensazione di morire da un momento all&#8217;altro a meno che non ci si fermi all&#8217;istante. Quando e come si superi questa fase, sono curiosa di scoprirlo a partire da domani.</p>
<p><strong>4. </strong><strong>L&#8217;aspetto ludico</strong>: correre è&#8230; vorrei poter dire &#8220;divertente&#8221;, ma proprio non mi esce. Purtroppo l&#8217;aspetto ludico della corsa non l&#8217;ho ancora trovato, ma mi sto impegnando a cercarlo, anzi, potrei quasi dire che tutta la fatica che farò da oggi in poi è per riscattare questo sport ai miei stessi occhi. C&#8217;è chi dice che correre è la cosa più rilassante al mondo, che è piacevole, che è appagante. Io non trovo nulla di tutto ciò. O non ancora, almeno. </p>
<p>Questi sono i motivi che nella mia testa mi spingono a provarci ancora. Se qualcuno ne conosce altri, è benvenuto a raccontarmi la sua esperienza – anzi, lo prego di farlo. Che io abbia torto o ragione, saprò dirvelo solo andando avanti. Quello che so ora è che ho preso coraggio e una decisione, ho detto ad Alex che da domani in poi andremo a correre almeno 4 giorni alla settimana e mi sono scoperta pubblicamente sul web. Quindi domani vado a correre e per la prima volta nella mia vita l&#8217;ho deciso io e serenamente. </p>
<p>Quanto durerà? Lo scopriremo –tutti, me compresa– solo leggendo <a href="http://www.carlottacerri.me/category/la-mia-battaglia-contro-la-corsa/" target="_self">i prossimi volumi</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlottacerri.me/2009/01/la-mia-battaglia-contro-la-corsa-vol1/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
