Perché “perché” si scrive con l’accento acuto?
Aug. 18, 2009 10 Commenti Pubblicato in: Lingos&Co
La domanda sembrerà banale a molti, ma questo post nasce dallo sdegno nel rendermi conto di quante persone ancora scrivono *perchè, con l’accento grave. Non riesco nemmeno a leggerlo. Forse solo un abitante di Castagnole delle Lanze (AT), parente delle famose rane dalla bocca larga che pronunciano tutte le vocali aperte, non storcerebbe il naso al suono di un *perchè aperto.
Perché si scrive con l’accento acuto. PerchÉ. La E che si trova nel colore vérde (quello emiliano, non quello piemontese!).
Ma facciamo un passo indietro al perché perché richieda l’accento. In italiano, mentre l’uso dell’accento è facoltativo su parole piane (con l’accento sulla penultima sillaba: ma-tí-ta), sdrucciole (con l’accento sulla terzultima: te-lè-fo-no) e bisdrucciole (rare in italiano, con l’accento sulla quartultima: scrì-vi-me-lo), è invece obbligatorio sulle parole tronche (con l’accento sull’ultima sillaba: caf-fè, per-ché, cit-tà).
Ma mentre le vocali a, o, u rappresentano ciascuna un solo suono vocalico – e, al finale di una parola tronca, si accentano sempre con l’accento grave –, le lettere e e o sono ambigue: la loro ponuncia cambia a seconda che si portino in testa un accento acuto o uno grave.
L’accento grave rende la vocale aperta, quello acuto la rende chiusa. Ecco come si capisce, al di là del contesto, la differenza tra pèsca (il frutto, pronunciato con è aperta – che richiede un abbassamento del tono di voce) e pésca (lo sport, pronunciato con é chiusa – che richiede un innalzamento del tono di voce).
Questo si deve alla dizione, ovvero l’insieme di regole che determinano il modo in cui le parole devono essere pronunciate.
Perché richiede l’accento acuto perché, per regola, tutti i composti tronchi di che richiedono l’accento acuto. Perché, affinché, poiché, benché, cosicché, nonché, purché. Tutti acuti e tutti chiusi. Così accade anche al monosillabo ché, quando significa affinché o perché.
Guardando questi esempi, si potrebbe quasi pensare che tutte le congiunzioni coordinative richiedano l’accento acuto. Ma poi troviamo cioè – con accento grave – e la nostra nuova teoria cade miseramente. Anche questo ha una spiegazione immediata.
È, voce del verbo essere, richiede sempre l’accento grave, ed è per questo che cioè (suo derivato), benché sempre di congiunzione si tratti, si scrive con accento grave e richiede una pronuncia aperta.
Ricapitoliamo:
?: Perché “perché” si scrive con l’accento acuto?
!: Perché, secondo le regole della dizione, i composti tronchi di “che” richiedono l’accento acuto.
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Baby said:
Aug. 18, 2009
Da buona piemontese, nonostante scriva “perché” correttamente, tendo ad allargare tutte le “e.” Quando mi ricordo cerco di chiuderle, ma tendo così a chiuderle tutte! Sono un disastro con la dizione! Il fatto è che chiudo qualsiasi vocale :D
Carlotta said:
Sep. 3, 2009
:-D Eh, non dirlo a me che, da buona piemontese come te, ci ho messo tre anni di corsi di dizione per togliermi l’accento. E ancora scivolo su alcune bucce di banana. :-( In più, sto pure prendendo la cadenza spagnola, che mischiata a qualche “e” pronunciata incorrettamente, non è proprio piacevole da ascoltare. Ormai devo concentrarmi di più a parlare italiano che le altre lingue ;-)
Hjalmar Schacht said:
Feb. 6, 2010
Io sono extra-comunitario,sto facendo un corso della patente ECDL; tanti compagni Italiani sbagliano con gli accenti acuti e gravi. Sono molto attento a non rovinare anche io la vostra lingua.
quasiscrive said:
Feb. 19, 2010
bel post, chiaro e scorrevole.
Ma nelle auguste edizioni Adelphi ed Einaudi hai l’accento acuto in sì e in più, che qui sono costretto a scrivere come fosse grave, anche se per motivi di genesi del fonema e non per dizione. Né, però, è vero che la “o” non è ambigua, perché esiste sia aperta che chiusa (”o” come congiunzione, “oh” come interiezione).
Ugo said:
Jun. 6, 2010
Vorrei segnalarvi il mio sito … sugli accenti!
potrebbe forse sembrare spam ma non lo è, perché il sito riguarda proprio l’argomento di questa discussione, e penso che sarà utile a molti:
http://www.gliaccentigiusti.it
Carlotta said:
Jun. 14, 2010
Grazie Ugo,
ottima iniziativa! Lo terrò d’occhio!
Riccardo Vincenzo said:
Nov. 2, 2010
si’ vabbe’ ma addirittura sdegno…ripijate! =D
invisibile said:
Jul. 24, 2011
Grande Rick…
perché la tizia qui non ci pubblica una bella pagina di lettura in audio? Sono proprio curioso di sentirla all’atto pratico… :P
Monty Renov said:
Aug. 11, 2011
Mi è piaciuta molto la tua spiegazione per quanto riguarda “perché si dice perché”. Sono anche d’accordo, però, con chi ha suggerito l’idea di fornire “una bella pagina di lettura in audio” che ci consentirebbe la possibilità di “fare orecchie” e differenziare chiaramente tra come si suona un “vocale chiuso” rispetto ad un “vocale aperto”. In inglese, si dice “a picture is worth a thousand words”. Direi che lo stesso vale per una “foto audiofonica”, fatta di suoni di una lingua parlata. Finché non si lo sente con le proprie orecchie, non si è mai del tutto sicuro rispetto a come si dovrebbe pronunciarlo. Grazie per l’opportunità di commentare.
dany said:
Dec. 4, 2011
penso la difussione nel uso della è viene della combinazione fra la pigrizia degli internauti e la posizione delle “e accentuate” sullo stesso tasto della tastiera italiana. In questa tastiera, per scegliere la é (acuta) bisogna premere simultaneamente il tasto delle maiuscole.