Confondo e vorrei
Apr. 27, 2009 3 Commenti Pubblicato in: Il mestiere di vivere
Oggi è uno di quei giorni in cui mi sento creativa. Che è diverso da produttiva. Quando sono produttiva mi ritrovo a fare qualcosa di utile per la mia carriera, ma non posso dire altrettanto delle mie giornate “creative”.
Oggi, ad esempio, sono capitata nella cartella “Memories” del mio Mac e mi sono fermata a rileggere vecchi scritti, lettere ad amici, amori, genitori. Un testo che non ricordavo di aver conservato mi ha colpita, in particolare. Ha riportato alla mente un anno della mia vita che trasuda di ricordi, lacrime, pensieri, emozioni.
Raramente, a distanza di anni, mi piacciono le parole che scrivo e non ne cambierei una virgola. E quasi sempre, quelle parole nascono nei momenti di dolore. È stato così anche per questo testo, che lascio immacolato nella mia cartella e nei miei ricordi, ma che rimaneggio per sfogare la mia creatività. Cosa ne è uscito non lo so. Non è prosa, non è poesia. È scrittura.
Confondo e vorrei
Vorrei. Quei ponti
che mi legano alla realtà
bruciare. Carboni ardenti.
L’onestà
di spezzare quel cordone ombelicale,
privata áncora alla razionalità
alle menti
al materiale.
Vorrei.
Sono disperata.
Uscire da questo corpo e guardarmi da fuori.
Capire l’attimo che mi ha sbagliata.
Cambiarne i colori,
le forme, i sapori.
Modellare gli errori
con una mano fatata.
Bacchette magiche sorte
per dimenticare frasi non dette
o dette troppo forte.
Per non tornare con la memoria
a ferite che ancora non sono storia.
Siamo anime alla deriva.
Vorrei.
Fuggire.
Vorrei.
Restare.
Fuggire da me stessa,
ma a portata di mano.
Restare in me stessa
fuggendo lontano.
Vorrei. Un amore sano.
Non vivere la vita che devo,
vivere quella che voglio.
È questa quella che devo?
O questa è quella che voglio?
Vorrei. Distinguere tra volere e dovere.
Vorrei.
Di confusione non soffrire.
Confondo.
Confondo gioia e dolore, cuore e ragione.
Confondo emozioni e sentimenti.
Amici e conoscenti.
Confondo volti, occhi, mani.
Confondo abbracci e baci insani.
Confondo amore e amicizia.
Vivo una realtà fittizia.
Ovattata.
Entro in casa, ma questa casa non l’ho pagata.
Non è mia, è fantasia.
Inadeguata,
come l’unica maschera ad una festa in compagnia.
Inadeguatezza.
Diventa disagio.
Insoddisfazione, adagio.
Si trasforma in delusione.
Un passo dalla disperazione.
Confondo.
Confondo questa realtà
con quella che vorrei.
Confondo i vicoli della quotidianità
con i corsi della vita che potrei.
Confondo il vizio con l’indispensabile.
Se partire è un’ovvietà,
ad arrivare non sono abile.
E confondo.
La mia volontà con quella altrui.
Ne vivo una di un ignoto costui.
Non è la mia, è fantasia.
Per non illudersi?
Basta svegliarsi.
Confondo.
E vorrei.
Non farlo.
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Francesca said:
May. 2, 2009
Complimenti!E’ semplicemente stupenda!
Carlotta said:
May. 4, 2009
Grazie Francesca. La considero parte degli esperimenti di scrittura. L’unico modo per scoprire se la pratica porta alla perfezione, è praticare! :-P Grazie per leggermi sempre, sei un amore!
Francesca said:
May. 27, 2009
Grazie a te!Quando entro qui, nel tuo mondo, sento tanta tranquillità. Riesci ad infonderla anche a chilometri e chilometri di distanza!:)