Bailando Salsa

Feb. 16, 2009 9 Commenti Pubblicato in: Varie ed eventuali

Foto: mary gaston22 su Flickr

Foto: mary gaston22 su Flickr

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere su Facebook un messaggio sulla bacheca di Tiziana che allora mi ha spinta a rispondere e ora mi ispira questo post. Per due motivi:

  • Forniva nozioni sulla salsa – intendo il ballo, non il sugo per la pasta – disciplina che io ho ballato per un paio d’anni no-stop (nel vero senso del termine, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette) e che poi sono stata costretta ad abbandonare temporaneamente per… beh, perché è quello che succede quando non si può fare delle proprie passioni un lavoro: bisogna metterle da parte per un attimo e concentrarsi sulle priorità per poi tornare a loro con rinnovato vigore ed amore.
  • Forniva nozioni sulla salsa secondo me non sbagliate, ma discutibili.

Questo era il messaggio (l’autore non me ne voglia se lo riporto qui, ma in fondo FB è una piattaforma di utilizzo comunitario):

«La Salsa è newyorkese. È un mix di ritmi e balli dei latino americani emigrati negli anni ‘30. Ma si chiama solo salsa! Tutti gli pseudonimi sono solo personalizzazioni nel modo di interpretarla. La Salsa a NY è stata più influenzata dai ritmi bomba e plena dei molti portoricani e dal jazz e di conseguenza così interpretata… pasitos, figure in linea e gestualità jazz (immagina come suona un musicista jazz). A Miami, musicalmente dai ritmi cubani del son, guaracha, valljenato e di conseguenza interpretati ballando casino, che a sua volta è un mix di balli popolari cubani. In Italia si balla salsa Confusion, perché chi si improvvisa “maestro”, non avendo conoscenza, non trasmette niente di tutto questo ai propri adepti».

Premetto fin da ora che la mia non è assolutamente polemica, solo pura osservazione non sulla base di enciclopedievarie, ma di quello che io – curiosa ed ipercritica – ho imparato sui miei piedi ballando e ascoltando maestri e danzatori da ogni parte del mondo – è meraviglioso come un ballo possa riunirli tutti.

Ricordo ancora la prima volta che ho ballato ed è stata talmente surreale che non posso tenerla per me. Non sapevo nemmeno cosa fosse la Salsa. Tre anni fa, in un centro benessere in Trentino – di per sé già curioso imparare la salsa in montagna – un gruppo di salseri durante uno stage aveva bisogno di una ragazza per chiudere il gruppo.

“Io non ho mai ballato” ho detto.

“Senti la musica, fatti portare da me e ascolta l’istinto” mi ha risposto il maestro latino-americano con il quale facevo coppia – io, che nemmeno sapevo il passo base, facevo coppia con il maestro. Solo quelle poche parole, poi ha attaccato la musica e mi ha presa a ballare. In quel momento la gente intorno a me è scomparsa, le voci, i movimenti, le persone. Sentivo solo la mano del “mio” ballerino sulla schiena e i miei piedi muoversi sul ritmo di quella che ho scoperto molto dopo essere una clave.

Finita la canzone, ho dovuto convincere tutto il gruppo che *davvero* non avevo mai ballato prima e non sapevo cosa avessi appena fatto. La verità, nuda e cruda, è che, senza averlo mai fatto prima, sapevo farlo e anche bene. I giorni seguenti mi è sembrato di essere in paradiso: melodie latine dal mattino alla sera e passi sempre nuovi – di cui a mala pena capivo i nomi, allora non parlavo ancora spagnolo – di un ballo così fortemente intriso di storia. 

In questo sì, capisco cosa vuole dire l’autore del commento con “Si chiama solo salsa!”. La Salsa non ha bisogno di definizioni ulteriori, è anima, corpo, passione, istinto. Chiedete ad un cubano se sa cos’è un “Setenta” nella salsa. È molto probabile che non ve lo sappia dire. Ma attaccate la musica e fatevi portare da lui: saprà fare quel passo ad occhi bendati. Allora, sì, è vero, la Salsa è solo Salsa. 

Ma ora guardate quello stesso ragazzo cubano che vi ha fatto volteggiare in pista e ditegli che la salsa è newyorkese. Non gli piacerà. E la mia non è un’ipotesi. Quel ballo che a lui scorre nelle vene e che noi chiamiamo Salsa, è la sua origine, la sua terra, la sua patria, il suo stile di vita. *Lui* l’ha inventata, l’ha portata con sè nelle sue migrazioni e gli americani l’hanno commercializzata. Certo, senza la Fania Records newyorkese che negli anni ‘70 ha lanciato il nome, forse oggi la Salsa sarebbe una specie in via d’estinzione e non uno stile di vita per milioni di persone. Ma con tutto l’amore più immenso che provo per New York, insisto nel dire che la Salsa non è newyorkese.

Poi non metto in dubbio che se vado a New York e parlo con un salsero, questo mi dirà il contrario e mi parlerà solo di salsa, senza usare definizioni di stile: certo, New York ha creato il suo proprio stile nella salsa – facilmente riconoscibile in quei giochi di piedi chiamati shines – ormai diffuso in tutto il mondo. Perché avvalersi di altre definizioni? 

Ma voglio essere meno romantica ancora e vedere al mondo contemporaneo in cui è vero che la Salsa è solo Salsa, ma è anche vero che è divisa in due grandi gruppi – Cubana e Portoricana – che non esistono solo tra i ballerini, ma nelle gare nazionali, internazionali e mondiali, nelle scuole di ballo, nei piedi dei maestri di tutto il mondo, nella mentalità dei salseri. 

Entrate in un locale di Salsa e se non capite immediatamente dalla musica se la serata è prevalentemente cubana o portoricana, guardate i piedi dei ballerini in pista e lo saprete. Ballo circolare e attorno al partner? Cubana. Ballo lineare e gran piroette della dama? Portoricana. Questa è la realtà, per poco romantica e idealista che sia.

E non dico che chi balla Salsa Cubana non possa ballare con un ballerino di Portoricana. Non dico che queste due categorie di Salsa non possano convivere nello stesso locale. La Salsa, chiaramente, esisteva già prima di passarla al microscopio e codificarla. Ma la codificazione – cubana o portoricana – ha un obiettivo: quello di trasmettere un sapere attraverso l’insegnamento.

Prendete una lingua: si trasmette allo stesso modo, attraverso le sue regole di funzionamento che noi chiamiamo grammatica. Ma, da traduttrice quale sono, ben so che spesso l’uso comune che si fa di una lingua finisce per imporsi sulle regole grammaticali e creare nuove regole. Così è per il ballo. Esistono regole che differenziano uno stile da un altro, ma quando si scende in pista – a meno che non sia quella di una competizione – non importa che si balli cubano, portoricano, sull’uno, sul due o sul tre e mezzo… l’importante è comunicare.

Ed ecco allora che nasce quella che l’autore ha definito in modo molto simpatico Salsa Confusion e che per me è l’insieme di tutte le contaminazioni, le “spocature” degli stili originali che portano a nuovi – e spesso meravigliosi – balli su cui io non ho niente in contrario e che, anzi, adorerei poter imparare alla perfezione. 

Quindi, cosa ballo io? Io, personalmente, nel cuore  porto la mia Salsa Cubana, con tutta la sua natura selvaggia, sporca, spontaneo, istintiva. Ma presto – quando Marbella me ne darà l’occasione e a prova del fatto che la Salsa è solo Salsa – mi darò al portoricano: no, non un tradimento, solo un arricchimento.

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  1. Roberto said:

    Feb. 19, 2009

    Carissima Carlotta, forse il senso delle mie parole non è stato interpretato nel corretto modo. Se rileggi con attenzione cio’ che ho scritto, il riferimento alle origini è certamente quello che tutti conosciamo: Cuba,Portorico…ecc
    Avendo frequentato per piu’ di20anni queste terre,se puo’ aiutare la confusione che ti è stata trasmessa, ti posso garantire che Salsa 22 anni fa’, veniva associata al “sugo” come scherzosamente prima citavi.
    In conclusione, nei paesi sopra citati, Salsa non è autoctona, ma creata da insieme di ritmi che nascono in quelle terre.
    Con la speranza di poterne discutere anche personalmente, ti saluto con simpatia.

  2. Carlotta said:

    Feb. 19, 2009

    Roberto, se non sbaglio tu sei il maestro di danza dell’autore del commento che ho citato nel mio post. Che piacere “parlare” direttamente con te: so che spesso il passaparola non rende giustizia alle conoscenze o magari non è totalmente fedele alla realtà. Quindi è un onore per me trovare e leggere il tuo commento, che mi chiarisce senza dubbio le idee su quello che ho letto precedentemente.

    Che cosa insegni? E dove? Visto che l’autore del commento è un tuo alunno, permettimi di dirti che credo sia molto bello che un insegnante di danza si preoccupi anche di trasmettere la storia e le origini del ballo. Specialmente di questo ballo così affascinante e ricco di storia. Complimenti.

    Purtroppo non potremo discuterne personalmente a meno che tu mi raggiunga qui a Marbella – chissà… magari uno stage prima o poi? È difficile che io capiti in quella parte di Italia, ma sarebbe molto bello, specialmente perché vorrebbe dire passare una bella serata di Salsa.

    Qui in Spagna, al contrario di quello che molti credono, non c’è una vera e propria cultura o moda per i balli latino-americani e quindi le poche serate e lezioni a cui ho partecipato finora non mi hanno entusiasmata. Specialmente negli insegnanti spagnoli, non riesco a trovare la stessa passione che trovavo lì in Italia (la mia insegnante cubana era/è un vulcano di energia e simpatia).

    Quindi, se per caso stessi pensando di trasferirti, sappi che qui hai un’allieva già assicurata! ;-)

    Grazie del tuo commento e spero di leggerti ancora.

  3. Antonello said:

    Feb. 19, 2009

    Hai scritto: “Che piacere “parlare” direttamente con te: so che spesso il passaparola non rende giustizia alle conoscenze o magari non è totalmente fedele alla realtà”.

    Carlotta, io ho solo fatto un copia incolla di quello che ha detto Roby senza cambiare una virgola quindi e tutto fedele alla realtà :-)

  4. Antonello said:

    Feb. 20, 2009

    Io mi sono documentato e penso di avere le idee abbastanza chiare e quello che dice Roby non si discosta molto da quello che viene affermato da molti.
    qui sotto puo’ chiarire in parte le diverse controversie che suscita in internet. Ciao a tutti

    Interessante riferimento qui sotto che vi propongo e che a me ha confermato già quello che pensavo sulle origini della salsa

    L’annosa diatriba sulle origini della salsa continua a tenere banco anche su Internet suscitando l’interesse di molti appassionati.
    Da parte mia sono sempre più convinto che questa controversia ha moltissimo a che fare con quello che in musica si definisce “ritmo psicologico”
    Gli accaniti sostenitori della teoria che la salsa altri non è che una semplice rielaborazione della musica cubana, credo che difficilmente riusciranno ad accettare una teoria differente, perché al loro orecchio la salsa suonerà sempre simile se non proprio uguale a quella cubana.
    Ma costoro si sono mai chiesti a fondo i motivi per cui molte persone non condividono questa loro teoria?
    Questo rifiuto di assimilare la salsa a Cuba cosa nasconde? Solamente nazionalismo viscerale, ignoranza, ottusità o semplicemente la voglia politica di oscurare Cuba?
    Non credo!!! D’altra parte la maggior parte delle persone che riconoscono alla salsa una propria identità non sono portoricani, né anticubani, quindi perché dovrebbero difendere questa teoria? Che interesse avrebbero?
    Non possiamo, piuttosto, ipotizzare che sia proprio il loro orecchio, la loro diversa percezione ritmica a fargli sostenere che la salsa sia qualcosa di diverso rispetto alla tradizionale musica cubana?
    Il fatto di stabilire da dove venga la salsa, quali siano le sue origini e la sua evoluzione spazio- temporale è una questione che merita senz’altro di essere approfondita. Ma, proprio una seria e documentata ricerca storica ci fa capire che se ci soffermassimo solo all’isola di Cuba e ci limitassimo a rivendicare unicamente l’origine africana, faremmo un torto alla storia. E’ indubbio ed allo stesso tempo provato (non mi sembra d’altra parte di affermare una cosa scandalosa), che senza il contributo decisivo dell’Europa e della cultura europea non esisterebbe oggi quella che noi chiamiamo in maniera più o meno corretta: salsa.
    C’è piuttosto da rilevare che coloro che non assimilano completamente la salsa a Cuba, non si sono mai sognati (tranne forse qualche sfegatato nazionalista) di asserire che la salsa sia una musica di origine portoricana. Semmai sostengono che si tratti di una musica panamericana.
    C i sarebbe semmai da chiedersi perché allo sviluppo di questa espressione musicale hanno influito così tanto i portoricani.
    Qual’è il motivo per cui la musica che, negli anni ‘50 e 60, girava intorno all’America Latina, ha poi visto tra i suoi protagonisti principali gli abitanti di una piccola isola come Puerto Rico e non piuttosto, che so, gli abitanti del Messico o di El Salvador, che ha il doppio della popolazione della “isla del encanto”?”
    Se anche oggi ammettessimo che i portoricani si sono limitati a fare solo una copia della musica cubana, perché non lo hanno fatto (in dosi così massicce e fin dagli albori) anche gli altri popoli latini?
    Qual’è il motivo che avrebbe poi spinto i portoricani a lasciare da parte la loro musica per adottare quella cubana?
    Purtroppo non essendo noi in possesso (al contrario di quello che succede con Cuba), di una bibliografia o di una discografia esauriente sulle origini e sull’evoluzione della musica afro-latino-caraibica a Puerto Rico, non possiamo (è doveroso ammetterlo) avere delle fonti certe che possono avvalorare ipotesi diverse da quelle ufficiali.
    La tradizione orale di per sé non ha i requisiti di una prova storica ma mi chiedo se non sia giusto ipotizzare (avendo avuto sia Cuba che Puerto Rico una storia molto simile) che la loro musica si sia evoluta in maniera assai parallela fino a produrre una espressione straordinaria, la salsa, che rappresenta oggi la felice sintesi delle culture di questi popoli così creativi e ricettivi.

  5. Tiziana said:

    Feb. 20, 2009

    Ciao ragazzi! Arrivo in ritardo, scusatemi. Tu Carlotta andavi da Evedy…come si chiama…all’Esquina Caliente? Sono di Alba loro da quel che so e lei è straordinaria. Se ti capita di poter seguire uno stage ti consiglio: Santiago Baldoncini -lui insegna e balla portoricana benchè sia argentino- ma non so se arriva fino in Spagna. Qualcosa ci ha spiegato delle origini ma non su quello che stiamo qui discutendo. Comunque in Spagna dovrebbe esserci un Congresso di salsa, mi pare a Barcellona, prova ad indagare. Secondo me ci stiamo solo fraintendendo ma tutti sosteniamo le stesse cose. Innanzitutto, nè io nè Carlotta stiamo dicendo che la salsa è cubana e basta però, come dice Roberto, la salsa nasce dai paesi latinoamericani, in particolare si sviluppò a Cuba e Puerto Rico mescolando musiche e ritmi già esistenti nella zona -credo che parta proprio da qui l’origine del nome-, perciò credo sia giusto riconoscere la paternità a queste terre e alle persone che le abitano che hanno davvero il ritmo nel sangue. Se poi vogliamo dire che è newyorkese va però specificato che lo è, allora, per il nome e l’inizio della sua commercializzazione. Di sicuro i due stili si sono evoluti parallelamente nelle terre d’origine e poi negli USA si sono contaminate fra loro e con altre musiche locali, ecc. e così si sono “evolute”. Credo comunque che non si possa parlare solo di salsa, se non dal punto di vista che ha inteso anche Carlotta, cioè al meno che non si intenda la salsa come “ritmo y pasiòn”, divertimento, altrimenti non si spiegherebbero appunto le differenziazioni anche a livelli competitivi.
    Ora devo scappare ma vedrò di scrivervi, lasciando anche qualche link a siti salseri che potrebbero esserci utili per delle delucidazioni.

    Intanto inviterei anche chi non ha mai ballato a buttarsi. Anche io ho iniziato da autodidatta, spinta anche da amici che però poi hanno lasciato. Io invece ho continuato e ho fatto dei corsi. Sono arrivata all’avanzato di cubana e poi ho fatto un breve corso di portoricana con Santiago. Le differenze non mi sono sembrate nemmeno così nette, benchè la portoricana mi risulti un po’ più difficile per la questione della linearità in primis…e poi perchè odio le caricias… ;-p Di sicuro è molto bella ma io amo e amerò sempre la cubana e la sua libertà. L’unica vera difficoltà l’ho trovata ballando con un ragazzo che aveva più o meno il mio stesso livello, ma aveva fatto portoricana dal fratello del mio insegnante di cubana (entrambi allievi del sopracitato Santiago). Non riuscivamo proprio a trovarci, eppure ho sempre ballato anche con chi fa portoricano e non ho mai trovato difficoltà simili. Chissà come mai…
    A presto

  6. Tiziana said:

    Feb. 20, 2009

    Un altro appuntino:
    -da quel che so i pasitos nascono già in terra d’origine, in quanto un tempo il ballo (in questo caso la salsa) era considerato proibito e sconsigliato alle donne che non erano ammesse nelle sale da ballo dove quindi gli uomini ballavano da soli, quasi sfidandosi. Una volta passate queste proibizioni i pasitos si sono mantenuti. Il motivo vero però non lo ricordo. Tutto questo c’è stato spiegato da Santiago.
    -a parte i maestri e i cavalieri, io trovo difficile ricordarmi i nomi delle figure o associali alla figura (se non proprio le primissime che ho fatto), ma le so fare quando ballo…e ne so fare anche altre a volte (quando davvero mi lascio guidare… ;-p) Secondo me sapere i nomi delle figure non vuol dire saper ballare, e viceversa, o sbaglio? Il nome può interessare ai professionisti ma se balli per puro piacere e divertimento non credo sia fondamentale. Il ballo, il ritmo, la passione ti trascinano e le figure vengono da sè, no?

    Ora una cosa: in modo chiaro e conciso, qualcuno mi spiega le differenze significative tra L.A. e N.Y. Style? Grazie!

    Eccovi i link promessi:
    http://www.salsalove.it
    http://www.williedecuba.com

    Per ora solo questi che gli altri non li ho più a portata di mano.

  7. Antonello said:

    Feb. 21, 2009

    Carlotta tra i miei amici contatta Manuel Mascarell è spagnolo ha anche vinto ballare con le stelle versione spagnola con lui ho fatto molti stage se ti interessa ho qualche suo video fatto qui in italia, con lui ho anche fatto salsa acrobatica. se lo contatti risponde personalmente spesso viene in italia a fare stage e organizza eventi in tutto il mondo. puoi chiedere qualsiasi cosa anche inerente a eventi o altro che si svolgono li in spagna Ciao

  8. Carlotta said:

    Feb. 22, 2009

    @ Antonello:

    Grazie mille per questo contatto, spero di poterne ricavare qualche informazione in più sulle scuole di ballo qui a Marbella. Anzi, se qualcuno di voi avesse amici salseri qui in Andalusia e specialmente nella zona di Marbella, sono disposta a pagarlo per darmi i nomi e i contatti. ;-) Sicuramente, come mi hai consigliato, contatterò Manuel Mascarell e chiederò anche a lui. È probabile che tra insegnanti si conoscano (lo spero!!!!). Se hai dei link ai suoi video, mi farebbe piacere che li postassi qui… sarei molto curiosa di vederlo in azione! E sicuramente non solo io! ;-)

    Per quanto riguarda il tuo precedente commento, credo che Tiziana abbia risposto anche per me: né io né lei abbiamo mai detto che la salsa è SOLO cubana né abbiamo rinnegato le sue origini tanto cubane quanto portoricane. Quindi mi trovo in accordo in tutto e per tutto con quello che hai riportato e sostengo io per prima il fatto che la salsa non sia semplicemente un rielaborazione della musica cubana. Assolutamente. Spero che dal mio post non sia emerso questo messaggio.

    @ Tiziana:

    Dopo quell’esperienza in Trentino, sono tornata ad Alba, ho raccolto un po’ di informazioni e tutte mi hanno portato a suonare il campanello dell’Esquina Caliente e inziare questa avventura con Evedy (con la quale ho iniziato a lavorare come animatrice poco dopo… nemmeno lei sapeva spiegarsi come sapessi fare quello che sapevo fare :-P). Lei è meravigliosa. Fenomenale. La consiglio a tutti e sempre perché davvero ha tanto, tanto, tanto, da dare e da insegnare nella salsa e nella cultura cubana.

    Sono più che d’accordo sul fatto che sapere i nomi delle figure non voglia dire sapere ballare né viceversa. Ma io sono un’eterna curiosa e perfezionista e quindi ho voluto imparare anche a portare le dame (così, anche quando mi sia trovata in serata con uomini timidi, io non ho mai smesso di ballare… semplicemente invitavo io le mie amiche! :-P Mi chiedo se dopo due anni sarei ancora in grado di farlo… a dire il vero, ho un po’ paura a scoprire la risposta). E poi conoscere le figure è molto utile per insegnarle a chi non le sa, anche solo amici ale prime armi, e per imparare tu stessa molto più velocemente. Almeno questa è la mia esperienza. Può darsi invece che Roberto, da insegnante, abbia un’altra idea e mi piacerebbe la condividesse con noi.

    Da quel che ne so, il rischio per la dama è quello di perdere un po’ di leggerezza nel farsi guidare e tendere a volere – inconsciamente – il controllo anche con il cavaliere. Ma fortunatamente a me non è mai successo (a dire il vero comandare era un’abitudine che avevo all’inizio, ma che ho dovuto perdere perché assolutamente controproducente).

    Lascio di nuovo la parola a voi! E grazie per i link, sono proprio carini.

  9. Tiziana said:

    Mar. 5, 2009

    Io purtroppo mi autoguido ancora (in genere con chi non conosco), anche perchè a volte ballo con amici che han fatto giusto dei corsi base e quindi animo un po’ il ballo andando un po’ per conto mio. Riconosco tuttavia la negatività di questo atteggiamento. Per quel che dici sul sapere le figure maschili concordo ma io purtroppo non ne ho mai imparate (cross a parte)…magari un giorno riuscirò a trovare un ragazzo che voglia imparare a ballare e magari imparerò con lui le sue figure…

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